| Gran bella intervista quella intercorsa fra il sottoscritto ed i Razorblade, granitica band ligure fautrice di un di classic / epic metal viscerale, i quali, dopo avermi sbalordito con il loro avvincente demo d’esordio, ribadiscono di essere una spanna sopra le miriadi di band clone che affollano il fantomatico circuito del music biz nazionale attuale, sfoggiando una maturità ed una serietà veramente disarmanti, qualità che solo i grandi musicisti hanno dimostrato di avere. Senza perdermi in inutili chiacchiere che potrebbero stemperare la vostra attenzione, vi auguro una buona lettura ricordandovi sempre di accaparrarvi al più presto possibile una copia di “First Cut”, anche perchè è pèossibile effettuare il download completo del demo dal lor stesso sito, sono sicuro che i Razorblade vi colpiranno al cuore come un fendente... Ciao Dario, innanzitutto grazie per la grande disponibilità e per il tempo prezioso che ci stai volendo dedicare, ti va di presentare in maniera più delineata la storia dei tuoi Razor Blade, presentando di volta in volta anche i membri della band?
Dario: Ciao Beppe e grazie a te per lo spazio che ci dedichi!
La storia dei Razorblade inizia con l'incontro tra me e Mirko ed è un po' la storia di ogni band esordiente: cambi di formazione, periodi di inattività forzata, concerti in localini disgraziati... Finalmente, dopo circa 3 anni di instabilità, alla fine del 2004 siamo arrivati ad avere una line-up solida e stabile: Mirko Simeone alla voce, Lorenzo Pigozzo al basso, Enrico Sidoti alla batteria, Matteo Barbieri ed io alle chitarre e Dany Leanza alle tastiere. A questo punto eravamo pronti per entrare in studio e, nel marzo 2005, abbiamo realizzato First Cut che ora stiamo presentando live in giro per la Liguria.
Dunque, i Razor Blade sono la prima band per tutti i componenti, o in passato qualcuno di voi aveva fatto parte di qualche altra formazione musicale?
Dario: Matteo prima suonava nei Silent Scream (HM band genovese) e Mirko ha collaborato con alcuni gruppi dell'underground locale (Ancients, Kubla Khan). Per tutti gli altri, me compreso, i Razorblade sono la prima ed unica esperienza
Voglio fare i miei più sinceri complimenti a tutta la band per l'ottimo demo d'esordio che, per essere il primo lavoro in studio, lascia già intravedere ottime cose…
Mirko: Beh,grazie davvero.Sai,come primo lavoro è stato in un certo senso realizzato anzitutto per noi stessi.La curiosità di sentire come potevano rendere i pezzi provati e riprovati in sala prove e proposti dal vivo "da fuori", da spettatori era un'ipotesi tanto seducente quanto utile a livello strettamente "didattico", se mi passi il termine. Tant'è vero che, al di fuori del nostro sito internet e pochi altri sporadici casi (tra i quali il tuo sito) abbiamo preferito attendere il prossimo lavoro per divulgare la nostra musica in modo più consistente.
Dove avete registato il vostro "First Cut" e soprattutto, chi ha curato la produzione delle quattro tracce presenti?
Dario: Grazie mille per i complimenti! First Cut è stato registrato negli studi della Città Della Musica a Genova (www.cdm-genova.com), e mixato da Matteo Ricci.
Quanto tempo avete passato fra registrazione e mixing finale delle sei tracce? C’è qualche simpatico aneddoto capitatovi in studio che puoi raccontarci?
Dario: Non abbiamo passato molto tempo in studio in verità, in 4 giorni i brani erano pronti e mixati. Ci sarebbero un miliardo di aneddoti da raccontare a riguardo... Uno su tutti: il giorno in cui abbiamo iniziato le registrazioni è scesa una nevicata di proporzioni considerevoli, che ha creato non pochi problemi a livello di spostamenti (tieni conto che qui a Genova non nevica quasi mai, non siamo abituati...). Tuttavia erano mesi che aspettavamo e ci preparavamo per quel momento, e nemmeno il generale Inverno ci ha fermati.
Quali sono state le difficoltà oggettive a cui avete dovuto fare fronte per realizzare concretamente il vostro primo demo cd? Com'è la sitazione per una giovane metal band come i Razor Blade nella vostra Genova?
Dario: Neve a parte, le difficoltà sono soprattutto di ordine economico: tra costi dello studio, SIAE e stampa dei booklet (tutto rigorosamente autoprodotto) se ne sono andati un bel po' di soldi...
Per il resto i problemi sono sempre i soliti: pochi locali accettano di ospitare una Heavy Metal band, quando con un DJ ottengono il triplo dei guadagni; C'è da dire che la situazione non è poi così tragica (anche se a noi genovesi piace "mugugnare"), se si è disposti ad adattarsi i posti per suonare si trovano. Anche l'affluenza di pubblico è spesso un problema qui, ma noi abbiamo la fortuna di avere una schiera di fedelissimi che ci seguono ormai da anni in ogni situazione (colgo l'occasione per ringraziarli).
Cosa puoi dirci delle liriche che ruotano attorno alle singole tracce di “First Cut”? Che genere di sentimenti vi sentite di comunicare con la vostra musica? Quali sono i messaggi legati alle vostre canzoni?
Dario: In realtà noi non intendiamo trasmettere messaggi propriamente detti, sono dell'avviso che non sia compito nostro. Nei nostri testi ci limitiamo ad evocare immagini e sentimenti che ci sembrano in linea con la musica... A questo proposito passerei la parola a Mirko che è autore di tutte le nostre lyrics.
Mirko: Effettivamente è così.In questo inizio della nostra "carriera artistica",conscio di dover partire dalla più totale inesperienza,mi sono limitato ad ascoltare fino allo sfinimento le tracce strumentali che i ragazzi di volta in volta mi hanno passato,fino a farle mie.Ispirato poi dai momenti presenti nei vari pezzi,ho cominciato a buttare giù idee che,tra restyiling di forma e semantica,diventano poi i testi dei pezzi. Insomma, parto dalle vibrazioni che sento provenire dalla musica e vi tiro fuori tutte le parole che riesco ad associare a queste sensazioni,riordinandole. Ciò mi aiuta molto anche nell'interpretazione vocale.
In generale quindi è drammaticità,miseria ma anche voglia di riscatto,orgoglio,temerarietà e...anche qualcosa di più delicato,come in A Cradle Called Ocean.
I vostri brani sono ammantati da una magniloquente solennità e da un mood epico alquanto ispirato e, perchè no, abbastanza personale, e da un senso melodico veramente spiccato che trasmette intensità emotiva e pathos, perciò, in che maniera nasce una tipica song degli Razor Blade? Chi di solito ha l’onore o l’onere di fornire agli altri i primi input.
Dario: Per quanto riguarda First Cut le idee principali sono venute da me. Di solito scrivo uno "scheletro" di song completa, in seguito ci riuniamo per valutarne l'efficacia e fare qualche modifica, ognuno lavora singolarmente sulle sue parti. Spesso spunti di arrangiamento nascono ance in sala prove o in studio.
Tuttavia questa non è la regola: attualmente ad esempio stiamo lavorando su brani composti anche da Enrico, Matteo e Dany.
Come dicevo nella mia recensione, fa sempre piacere venire a conoscenza di giovani realtà fortemente legate al classic metal come la vostra, ma come mai avete deciso di seguire questo sentiero sonoro, piuttosto che altri? Ed in definitiva, quali pensi siano le band che vi hanno influenzato nel processo di composizione di questi quattro tracce?
Dario: Le nostre influenze sono molteplici e soprattutto molto diversificate: io sono un appassionato della scena HM anni '80 in tutte le sue sfaccettature, dall'hard rock più tamarro all'epic; Matteo e Mirko sono più legati al power metal più recente; Enrico è amante del prog e grande fan dei Dream Theater; Dany e Lorenzo infine sono tutto fuorchè metallari. Credo che questa eterogeneità rappresenti una ricchezza non indifferente per noi, fermo restando che ci sono band che ci mettono assolutamente d'accordo.
Per quanto riguarda le influenze che traspaiono da First Cut sono sostanzialmente d'accoro con quanto hai scritto in sede di recensione: i riferimenti a Virgin Steele e Savatage, oltre a rendermi personalmente molto orgoglioso, mi sembrano azzeccati).
Sempre più band oramai, hanno la smania del debut album, al punto tale di indebitarsi per registrare un master finito, eppoi andare a caccia di qualche etichetta che lo pubblichi, non ti sembra un controsenso?
Dario: Non so che dire, probabilmente dipende dal fatto che per molti l'album di esordio è visto come un traguardo mentre a mio avviso è semplicemente un ulteriore punto di partenza... è un po' come fare 10 chilometri di corsa per arrivare puntuali all'inizio della maratona.
Mirko: Da un punto di vista strettamente cinico,non mi sembra una gran scelta.Un buon demo può dare un'ottima idea di quella che è la proposta della band e per dei ragazzi che studiano è già uno sforzo economico non indifferente.Il contratto in questo momento diventa fondamentale.Anche solo per il fatto che avere un budget esterno eventualmente da integrare non è come doversi sobbarcare integralmente le spese di un lavoro.Credo che la qualità del prodotto possa solo beneficiarne (in un mondo perfetto dove le etichette non impongono stilisticamente nulla...)
Voi invece che scopo vi siete prefissati come band? Divertirsi e divertire, o cosa?
Dario: Divertirsi è fondamentale, se non ci fosse una fortissima dose di affiatamento e coesione tra di noi credo che sarebbe stato impossibile collaborare. Abbiamo l'enorme fortuna di essere prima di tutto sei amici, e credo che questo sia di grandissimo aiuto, specialmente nei momenti in cui bisognalavorare duro e gli obiettivi sembrano lontanissimi.
Divertire a mio avviso dovrebbe essere l'obiettivo primario di qualsiasi rock band. Il rock, e l'heavy metal in particolare, devono trasmettere energia ed esaltazione a chi lo ascolta. Noi cerchiamo di raggiungere questo obiettivo e nulla ci rende più fieri e soddisfatti che vedere persone che si divertono ai nostri concerti. Personalmente posso aggiungere che non sopporto quelle band che ostentano un atteggiamento distaccato o addirittura scazzato davanti al proprio pubblico, trovo che sia quanto di più lontano dall'essenza del rock.
Per il resto il nostro obiettivo primario è farci ascoltare ed apprezzare da quante più persone possibile, sia su disco che live. Il cosiddetto "successo" ci interessa soprattutto a livello di soddisfazione personale, siamo ben consci che vivere di musica in Italia è difficilissimo e vivere di HM è impossibile.
Domanda classica: seguite la scena metal italiana, e se si, in che maniera vi rapportate a questa? Cosa pensi possiate apportare in più a quanto già stato detto dalle altre band in passato?
Dario: Cerchiamo di seguire la scena italiana e quella genovese, personalmente credo sia fondamentale attivarsi in prima persona perchè questa si sviluppi e cresca. Questo atteggiamento non è dettato da semplice solidarietà ma anche da un effettivo merito delle band: qui in Italia ci sono gruppi che meriterebbero un'esposizione dieci volte maggiore ma spesso il pubblico preferisce buttarsi sulla new sensation finnica o svedese e perde band come Domine, Rain, Labyrinth. Tanto per fare un esempio, io sono davvero contento del successo ottenuto dai tanto bistrattati Lacuna Coil e Rhapsody: al di là dei rispettivi generi (che non amo) hanno dimostrato che una band italiana può aspirare ad un successo anche mondiale.
Ok Dario, siamo veramente alla fine, ti rinnovo i miei complimenti per l’ottimo lavoro svolto sul vostro debut demo, concludi con una classica frase che sintetizzi lo spirito che regna all’interno i Razor Blade, non prima di aver fatto un saluto ai nostri lettori…
Dario: Salutiamo Beppe e tutti i lettori di Defenders Of Steel, grazie mille a tutti per l'attenzione e la disponibilità. Visitate il nostro sito www.razorblade.it , il nostro demo First Cut è scaricabile gratuitamente ed interamente (booklet compreso).
Up The Razors!
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