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ascolta:
Hyper Martyrium
genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2000
etichetta: Scarlet Rec.
voto: 8.5
Centurion  

line up:
Germano Quintabà - vocals
Fabio Monti - guitar
Luciano Monti - guitar
Massimiliano Ricci - bass
Sebastiano Massetti - drums
site: www.centvrion.com
La seconda prova dei Centurion è semplicemente devastante.
Un brutale mix di Heavy Metal squarciato da inserti al limite del thrash-death più primitivo, che contribuiscono a creare così un suono difficilmente identificabile con quello di un’altra band…soprattutto se italiana.
Non sto scherzando, avete letto bene.
C’era davvero bisogno di qualcuno che ci riabilitasse agli occhi delle altre nazioni europee per i quali eravamo ormai diventati il paese del baffo nero, dello spaghetto, del mandolino e del super mega symphonic keyboard driven “metal”. (volgarmente detto: Walz Metal nd Mirko)
Finalmente abbiamo un nuovo gruppo che dimostra che anche noi siamo capaci di tirare mazzate mostruose e non solo di accarezzare (con maestria, per carità) le corde di una chitarra o di un violino o di creare cori “maestosi”.
La band durante tutto l’arco di questo platter dimostra di possedere una orza di coesione davvero encomiabile, e ogni componente si mostra abilissimo fornendo il proprio contributo atto a forgiare il Centurion-sound.
In definitiva il punto di forza del disco è proprio il “lavoro di squadra”.
I fratelli Monti travolgono il malcapitato ascoltatore con una tonnellata di riff heavy dal sapore thrash tanto pesanti quanto potenti, l’incredibile (ed imprevedibile) sezione ritmica distrugge tutto ciò che gli capita a tiro e spinge il sound della band verso lidi decisamente più estremi di quelli concessi dall’heavy classico, mentre il singer Quintabà…beh, per le vocals la valutazione diventa molto soggettiva.
Ho infatti notato che la critica estera tende ad identificare nel lavoro del singer il punto debole dell’album, mentre secondo me questo risulta ottimo, e semplicemente perfetto per i brani che la band ci presenta.
Forse il buon Germano non sarà un mostro di tecnica, ma chi se ne frega.
Per me quando un cantante è così animalesco e selvaggio non ce né per nessuno, vada affanculo la sterile tecnica, l’unica cosa importante sono le emozioni che le song devono dare all’ascoltatore, e le vocals del buon Germano (una vera belva nonché uno dei miei miti!) sono quanto di meglio si possa immaginare su canzoni dal titolo “emblematico” come “Deflagration Of Violence”, “Monolithic Triumphator” o “Katerpillar”, il resto poco importa.
Ciò comunque non comporta un song writing approssimativo, anzi sembra che ogni nota sia messa lì apposta per far sanguinare le orecchie dell’ascoltatore.
In generale tutta la band mi è parsa tecnicamente valida, ma di certo non è questo che ti porta ad apprezzare un album che ad ogni ascolto ti manda a pogare come un ossesso contro il muro di casa!
Le ostilità hanno inizio con un’intro d’organo brutalizzata dal drummer Sebastiano Massetti che, stando alla prova data su questo cd, riuscirebbe a trasformare una stupida canzonetta dei backstreet boys in un inno alla pura devastazione sonora.
Devastazione incarnata in modo perfetto da “Deflagration Of Violence” che grazie ai numerosi cambi di tempo ed all’animalesco cantato di Quintabà (capace di passare da uno scream molto “personale” adelle ben piu’ devastanti growling vocals) riesce nell’intento di dilaniare letteralmente le orecchie dell’ascoltatore senza mai risultare noioso.
La title track è uno di quei brani che dal vivo promette di fare stragi (nel senso più letterale del termine) con i suoi cori fatti per essere cantati da una folla inferocita ed il suo ritmo travolgente che non mancherà di rompere un po’ di ossa.
Con “Talis Pater…” si continua nella migliore tradizione heavy-thrash.
Il brano è come una fucilata dritta in faccia.
Da segnalare (oltre al lavoro del cantante, sempre ottimo) il fulminante assolo di chitarra a metà canzone.
La monolitica Katerpillar è incredibilmente devastante nel suo pachidermico incedere.
Una vera furia devastatrice che dimostra come un brano non debba essere per forza veloce per essere potente.
Da inserire nel dizionario sotto la voce potenza!
La seguente “Monolithic Triumphator” è forse il punto meno alto dell’album, tuttavia è sempre un brano poderoso e ben eseguito che ha l’unico difetto di non possedere uno spunto capace di farla rimanere impressa nelle menti, sin dal primo ascolto.
Con “Into The Arena” il gruppo non si discosta minimamente da quanto proposto finora e continua a martoriare il povero ascoltatore con assoli fulminanti, un cantato allucinante che alterna growl e scream in maniera pazzesca e tempi spacca ossa.
Se questo pezzo (uno dei migliori del lotto) non vi fa venire voglia di spaccare qualcuno o qualcosa allora dovreste seriamente cominciare a preoccuparvi della vostra salute!
Lo stesso identico discorso (e fidatevi quando vi dico che è un bene!) fatto per “Into The Arena” si può applicare a “Stormfront Vanguard”, mentre “Call Of The Blood” si distingue per i suoi ritmi cadenzati che la rendono, se possibile, ancora più pesante e “sanguinosa” delle precedenti.
Una song mastodontica da puro headbanging dove la band sembra trasformare i propri strumenti in armi affilate solo per trapassarvi lo stomaco e farvi lasciare questo mondo lentamente e tra atroci sofferenze!
E’ incredibile la sensazione di forza che si prova quando il singer invoca il nostro Cesare cantando:
Caesar, give me a pair of wings!
And I will give you my soul
Oh Caesar, call me! Take my hand!
A chiudere in bellezza troviamo una cover di “Riding Of The Wind”
che viene stravolta dal gruppo, e mi permetto di dire che in alcuni momenti supera anche l’originale.
Se siete pronti a ripulirvi le orecchie dal sudiciume che c’è oggi in giro e dalle happy melody logorroiche che stanno diventando sempre più frequenti, qui c’è una dose di animalesca brutalità, Un disco suonato come Cristo comanda da dei validi musicisti.
Come già ribadito in tutto il disco non c’è un solo calo di tensione e anche quando la band decide di rallentare i tempi la potenza non viene meno, anzi....
Qualcuno potrebbe obiettare che cotanto “vandalismo sonoro” sia difficile da sopportare.
Certamente questo è vero se si è abituati a canzoni dolci e mielose, ma a questo punto comincerei a chiedermi cosa vi abbia portato tra queste pagine!!!
In realtà l’album fila liscio dalla prima all’ultima nota e, se proprio volete sapere se c’è qualche brano di spicco devo dire che questo si raggiunge con il trittico di chiusura (cover esclusa), segno evidente dell’onestà della band che non ci ubriaca prima con le cose migliori per poterci poi servire gli scarti!
In definitiva un grandissimo album fottutamente “ignorante” e grezzo, suonato da una band che sa diffondere violenza sonora e verbale come se fossero caramelle, senza annoiare (grazie anche ai ritornelli decisamente azzeccati)
Un disco, questo “Hyper Martyrium” che non si limita a picchiare duro…ma a pestare a sangue!
Acquisto obbligato per i fan del metal più violento, ma mai scontato.

       
by: Emanuele Gazzellini
 

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