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| Only Human
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genere: Power Metal
anno di pubblicazione: 2002
etichetta: Afm Rec.
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voto: 7 |
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| At Vance
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line up: Uli Mueller - keyboards
Olaf Lenk - guitars
Oliver Hartmann - vocals
Rainald Koenig - guitars
Jochen Schnur - bass
Juergen Lucas - drums
site: www.at-vance.com
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Grazie all’ abdicazione del buon David nei miei confronti (Mago de Oz rules, Nd.Beppe), sono entrato in possesso del nuovo capitolo discografico targato At Vance, straordinaria band teutonica che al ritmo quasi stakanovistico di un album all’anno, tenta ancora una volta di accaparrarsi le simpatie del popolo metallico europeo dopo aver conquistato i cuori e l’affetto dei supporters nipponici facendo proseliti in lungo e in largo nel paese asiatico.
Dunque ancora una volta il sestetto capitanato dell’estroso axeman Olaf Lenk (già con Zed Yago e Velvet Viper) dimostra di essere una delle poche bands del vecchio continente ad aver tratto giovamento dagli insegnamenti dalle lezioni impartite nella scorsa decade da gente del calibro di Rising Force e Stratovarious, ereditando da entrambe le formazioni molto più di una semplice estimazione personale.
Ma se con le loro ultime realeases sia i finnici che il dio-chitarrista avevano un po’ deluso le nostre aspettative, i nostri amici dimostrano di possedere quella marcia in più, quella spinta creativa che permette ai brani di mantenersi su ottimi binari sonori cercando di colpire nel segno senza mai annoiare, (o quasi) l’ascoltatore, anche perché uno dei maggiori pregi da sempre riconosciuto agli At Vance, è proprio quello di non strafare.
Infatti anche se l’intera riuscita dell’album verte nelle sapienti mani dell’abile guitar hero, il buon Olaf dimostra ancora una volta, come si può essere dei virtuosi mettendo il proprio estro chitarristico al completo servizio della band prima, e del songwriting in generale poi.
Come in passato, anche questa volta niente e nulla viene lasciato al caso, non ultima una produzione molto potente e cristallina atta a mettere in risalto il duro lavoro della band che si destreggia in maniera superba fra sprazzi di melodic power e partiture più corpose di metallo sinfonico con chitarra e tastiere che sovente ricamano vetusti intrecci sonori.
Da notare come in questa nuova fatica discografica i brani "atmosferici" sono in maggior numero rispetto al passato, questo non per meri scopi commerciali, almeno lo spero, ma per far risaltare maggiormente le qualità canoro/espressive del vocalist Olivier Harthmann, uno di quei pochi singer in grado di lasciare il vuoto attorno a se con il suo classico timbro vocale a metà strada (per certi versi) fra il miglior J.L. Turner e il Kotipelto piu' ispirato.
Giuro che difficilmente mi sono trovato in difficoltà a scegliere delle possibili highlists, anche perché i brani meriterebbero tutti una menzione particolare, ma dovendo scegliere opterei per la title track, una song dotata di un chorus particolare che ti entra nella pelle già al primo ascolto.
La ruffiana "Take me away" power-track giocata fra brucianti accelerazioni in doppia cassa e refrain chitarristici a-la Malmsteen, la suadente "Sing the song" che sembra davvero uscire dal songbook degli Abba, nonché la riuscita cover dei Rainbow "I Surrender", forse anche meglio dell’originale!!!.
Gli At Vance sono una bomba ad orologeria pronta a scoppiare fra le vostre mani se solo darete loro una possibilità.
La classe e il talento innato sono dalla loro parte, ora tocca a voi!!!
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