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Wild Obsession
genere: Class Metal
anno di pubblicazione: 1989
etichetta: Steamhammer
voto: 7
Axel Rudi Pell  

line up:
Axel Rudi Pell - guitars
Charlie Huhn - vocals
Jorg Deisinger - bass
Thomas "Bod" S. - bass
Volker Krawczac - bass
Jorg Michael - drums
George Hahn - keyboards
site: www.axel-rudi-pell.de
Dopo una prima apparizione negli anni 80, come axeman dei tedeschi Steeler (da non confondersi con l'omonima band di Ron Keel tra le cui fila militava anche un certo Yngwie J. Malmsteen...), il funambolico guitar hero, Axel Rudi Peel, da' alle stampe questo suo esordio solista.
Il biondo axeman tedesco, con questo "Wild Obsession" si circonda di validi musicisti, che si alterneranno poi lungo tutte le tracce che compongono questa prima fatica.
Alla voce su tutti i pezzi, troviamo il talentuoso Charlie Huhn, autore di un’ottima prova, alle tastiere George Hahn, alla batteria niente meno che il mostruoso Jorg Michael, mentre il basso se lo contendono tre personaggi, il primo è Jorg Deisinger dei mitici Bonfire, il secondo è Thomas “Bodo” Smuszynski, ai tempi (UDO) e Volker Krawczac, amico di Pell, nonche' gia' bassista degli Steeler, com i quali ha gia' inciso gli albums: “Steeler”(1984) e “Rulin the world”(1985).
La musica che propone Axel Rudi Peel, e' un corposo Heavy Rock di chiara matrice Us. Un album, questo, che spazia dai mid tempo hard rockeggianti, allo speed metal melodico, impreziosito da qualche power balld davvero ben riuscite.
Facile intuire quindi che all' interno di "Wild Obsession" si "nascondano" splendidi brani di Heavy Rock senza tempo, dove Axel dimostra di essere un eccellente chitarrista, e un ottimo compositore, sempre attento alla funzionalita' del singolo brano piu' che all' assolo pirotecnico...
Il discossi si apre con la “stradaiola” “Call of the wild Cat” , caratterizzata, da una doppia cassa martellante, da un cantato molto graffiante, ma sopratutto dall' ottimo guitarwork di Axel!
“Call of the wild dog”, è puro ed incontaminato Class metal, quello vero, quello che ti fa sentire Rocker al 100%! Da precisare che gia' con questa prima traccia si respira a pieni polmoni una delle costanti di tutto il platter, fatta di ritmiche chitarristiche rocciose e onnipresenti, che a giudicare dal risultato finale rendera' Axel Rudi Pell uno dei pochi artisti che sono riusciti a creare il perfetto connubio tra hard rock ed heavy metal!
Con “Slave of Love”, l’impostazione vocale A.O.R. di Charlie Huhn trova la sua massima espressione, vista la struttura molto melodica di questo mid tempo. Anche il buon Axel si mette in bella mostra grazie ad un bellissimo assolo.
La quarta traccia è anche la hit del disco, trattasi infatti della potente e rocciosa “Cold as Ice”, dove il class metal ottantiano trova la sua reale dimensione: Ritmiche rocciose, velocità ridotte, vocals delicate ma anche aggressive, e melodia accattivante, con un altra bella zampata solista di Rudi Pell a suggellare un brano da brividi!
“Broken heart” è la prima metal ballad di questo platter, dove fa' capolino l’ombra di Bryan Adams, ma il feeling che trasmette “Broken heart” è indiscutibile… Huhn con la sua bella voce calda e potente traccia dei passaggi molto toccanti, e a coronare il tutto ci pensa come sempre Axel con i sui magici assoli.
“Call her Princess” è velocissima e cattivissima, come se fosse uscita dalla penna del grande Jack Starr ai tempi di “Rock & roll… The American Way”, anche Huhn ci mette del suo, con i suoi screams, mentre Jorg Michael alla batteria poi è un cannone...
Si torna alla calma (si fa per dire) con il bellissimo Rock/Blues di “Snake Eyes”, che seppur strutturato in modo molto semplice, ha una fortissima presa sull’ascoltatore, con un bel coro e i suoi richiami all’ hard rock di chiara matrice seventies.
Si prosegue con “Hear You Calling Me”, altro bel pezzo di puro class metal (o heavy rock che dir si voglia) che strizza l’occhio a band gia' superlative come i Dokken.
Il tempo di ascoltare il velocissimo intermezzo “The Apocalypse of Babylon”, e si arriva alla fine con la “Hendrixiana” (Don’t Trust The) Promised Dreams, che tratta nel suo testo il problema della tossicodipendenza.
Le ritmiche del pezzo sono bellissime, come il coro del resto, e l’intermezzo centrale un po’ psichedelico fa da preludio all’assolo finale davvero “stellare” e dinamico, che ci congeda da questa prima prova del biondo Axel Rudi Peel, ancora in fase di assestamento, ma di sicuro interesse per chi prima di sentirsi metallaro, si sente piu' semplicemente un Rocker!
Da avere!!!

       
by: Fabio Capecchi
 

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