Nameless Crime
Law And Persecution

Parto travagliato questo secondo contraddittorio “ ...
Infinity
Son Of Infinite

In Italia ormai quasi nessuno crede più nel power ...
Wild Steel
Wild Steel

Erano un paio di anni che non sentivo un album di ...
Damien Thorne
Wrath Of Darkness

Eccolo qui il disco "fantasma" dei mitici Damien T ...
Wonderland
Follow Me

L'atteso ritorno sulle scene dei nostrani Wonderla ...
   
 

 

 
commenta questa recensione
defenders review:
Between The Walls
Eternal Prisoner
Kings & Queens
Shadow Zone
Wild Obsession
defenders demo:
defenders classics:
defenders interview:
defenders report:
defenders news:
Tour e album...
Presto in studio...
Tracklist e titolo del nuovo album...
ascolta:
Nasty Reputation
genere: Class Metal
anno di pubblicazione: 1991
etichetta: Steamhammer
voto: 7.5
Axel Rudi Pell  

line up:
Rob Rock - vocals
Axel Rudi Pell - guitars
Kai Raglewski - keyboards
Voiker Krawczak - bass
Jorg Michael - drums
site: www.axel-rudi-pell.de
Dopo una prima parte della sua carriera solista, dove la figura di Axel Rudi Pell domina incontrastata, con Nasty Reputation il chitarrista tedesco decide di metter su una vera e propria band che lo accompagni lungo le sue scorribande, al posto di vari session man.
Musicalmente parlando, con Nasty Reputation siamo sempre sui territori cari agli innumerevoli estimatori di “Wild Obession”, sempre di Hard/Metal melodico, di stampo americano parliamo, ma “Nasty Reputation”, inizia a presentare, seppur in modo lieve, quelle sfumature di chiara derivazione “Rainbow".
A livello di line up, ritroviamo sempre Jorg Michael alla batteria e Volker Krawczak al basso, mentre invece alla voce su questo album troviamo Bob Rock, e alle tastiere Kai Raglewski.
Da segnalare inoltre la splendida copertina, davvero aggressiva!
L’apertura del disco è affidata alla velocissima “I Will Survive” che però non convince a pieno.
Purtroppo, Axel è un grande compositore di pezzi mid tempo, ballads e strumentali, ma quando si parla di Speed metal va un po’ in crisi. Peccato perdonabilissimo comunque... in fondo, nessuno è perfetto...
Con la successiva title track, invece, e' gia tutta un altra storia...
Heavy rock super divertente, semplice e diretto, con un groove davvero irresistibile, e anche se Bob Rock non sia certo un mostro (a mio parere il peggior cantante ingaggiato da Axel) si difende bene e il pezzo arriva a destinazione in "perfetto orario", anche se è meglio sorvolare sul testo davvero banale...
“Fighting the Law” è un altro pezzo speed, e come per l’opener, anche qui è giusto dire che non ci siamo... Il testo è davvero troppo banale, molto piu' adatte ad un album di glam rock scanzonato che all' hard n' metal viscerale dei nostri.
Brano che si guadagna la sufficienza (pure questa risicata) grazie allo strepitoso assolo di Rudi Pell.
Passamdo oltre, arriviamo alla bella bordata “Wanted man”, mid tempo davvero riuscito, dove le ritmiche di Axel raggiungono il suo massimo splendore, anche il cantato di Bob Rock, seppur non eccezionale fa la sua bella figura, il resto della band fa il suo dovere.
Davvero interessante la cover dei Deep Purple “When a Blind Man Cries”, resa in maniera impeccabile da Axel Rudi Peel, che qui dimostra tutto il suo amore artisticoper Blackmoore.
Finalmente con “Land of the Giants” Axel Rudi Pell inizia a mostrare quali sono le sue vere potenzialità.
Questo è il primo pezzo sulla lunga distanza che Axel ha scritto, ovvio che non è certo all’altezza di quelli degli ultimi albums, ma è pur sempre un buon brano ricco di ottimi spunti.
I Rainbow sono la prima influenza, e anche le tastiere creano la giusta atmosfera, e con il fantasma di Blackmore sempre in agguato. Pell, pero' ancora una volta non eccede negli assoli anche se' il brano in questione alla fine risulta un po’ prolisso.
A far ritornare alta l'attenzione nell' ascoltatore, ci pensa la rocciosa “Firewall”, semplice e diretta, molto ispirata (fortunatamente!) dalla band di George Lynch e Don Dokken, essendo un Heavy Rock molto dinamico e melodico, dotato, come sempre, di ottimi assoli, soprattutto quello finale.
La successiva “Unchain the Thunder”, prosegue il discorso di “Firewall”, restando sulle stesse coordinate “Dokkeniane” davvero irresistibili, con una melodia coinvolgente, che rende il brano ancora più godibile.
La conclusione di questa seconda prova del buon Rudi Pell è affidata per la prima volta a uno strumentale, “Open Doors”, davvero molto interessante.
La prima parte si intitola “Pt.1 Experience” e come il titolo vuol far capire, è un omaggio al mito dei miti Jimi Hendrix, dove Axel con la sua Stratocaster fa davvero quello che vuole!
La seconda parte è "Pt.2 The Journey", dove Pell invece si cimenta in una ballata strumentale a tratti davvero esagerata! Mentre la terza e ultima parte dello strumentale "Pt 3. Sugar big Daddy" mostrano il nostro guitar wizard alle prese con le "chitarre acide" di tipica estrazione Rock/Jazz. Contesto fino ad ora inedito per il chitarrista tedesco, e che chiude un disco sicuramente con qualche episodio un po' sottotono rispetto agli standard a cui Pell ci ha fin qui abituati. Un disco che pero' rimane pu sempre un acquisto consigliatissimo!!!

       
by: Fabio Capecchi
 

site under:

Design by - September 2003

Material Copyright © 2003 Defenders of Steel