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Far From Heaven
genere: Symphonic / Power
anno di pubblicazione: 2003
etichetta: Arise Rec.
voto: 5.5
Axenstar  

line up:
Magnus Winterwild - vocals & keyboards
Peter Johansson - guitar
Thomas Eriksson - guitar
Magnus Ek - bass
Pontus Jansson - drums
site: www.axenstar.com
Che gli svedesi Axenstar fossero degli ammiratori senza riserve degli Stratovarius ce ne arevamo accorti un po' tutti gia' con il loro precedente album nonche' debut “Perpetual Twilight” del 2002.
Un disco quello ricco di composizioni improprie, e (cosa ben piu' grave) suonate con assoluta sufficienza e poca convinzione.
A giudicare da quanto ascoltato in questo “Far From Heaven” la sostanza musicale in dotazione ai nostri rimane pressoche' immutata, ma sinceramente, non e' questo il particolare che fa' colare a picco questo secondo platter degli Axenstar, anzi...
Cio' che e' imperdonabile in questo frangente, e' l'assoluta aria di sufficienza che permea le composizioni del five piece svedese.
Si sa', un genere musicale, per essere tale, deve necessariamente ripercorrere degli schemi prestabiliti, o comunque non puo' esimersi dal riproporre determinate soluzioni stilistiche...
Un disco suonato con una sufficienza, a tratti irritante, che nonostante ripetuti ascolti, lascia nell'ascoltatore il vuoto assoluto.
Per carità, ci sono anche episodi carini, buona la preparazione tecnica di ogni singolo musicista, come ottima e' anche la scelta di affidarsi un cantante con una voce non altissima ma calda e quindi insolita per il genere proposto.
Tutti piccoli “accorgimenti” che sono pero' destinati a rimanere tali quando ci si trova davanti ad una band che ti da' sempre la sensazione di limitarsi a partorire il classico compitino senza infamia, ma anche senza lode.
Cosi' a lungo andare ci troviamo davanti a buone composizioni, ben suonate e anche ben prodotte, ma ahime', nulla piu' di tutto cio'!
Discorso che calza a pennello con l' opener “Infernal Angel” sostenata da tastiere e doppia cassa iper veloci a sostengno delle melodie iper-zuccherose che tanto ricordano i Sonata Artica.
“Blind Leading The Blind” risulta essere già più convincente anche se rovinata dalle tastiere che sembrano avere sempre una posizione di privilegio rispetto alle chitarre, soluzione questa, gia' di per se' piu' che discutibile, visto che stiamo parlando, o almeno credo, pur sempre di una heavy metal band!
“Don’t Hide Your Eyes” dopo un inizio malinconico, si trasforma in una cavalcata molto carina che riesce a coinvolgere l'ascoltatore grazie al suo refrain decisamente piu' emozionale di quanto ascoltato fino ad ora.
Cosi', tralasciando i restanti brani, e applicando lo stesso metro di giudizio appena citato, “Children Forlorn” risultera' essere di gran lunga il brano piu' convincente e “personale” dell' intero platter.
Resta ad ogni modo ben inteso che quando si parla di personalità non sempre, o necessariamente, ci si riferisce a delle ritmiche fuori dal comune, armonie “mai sentite prima” et similia.
Molto piu' semplicemente e' pu sempre lecito pretendere quel qualcosina in piu', emotivamente parlando, che fa' distinguere una band in grado di portare avanti un proprio percorso artistico, da una band fatta di normalissimi “mestieranti” del genere.
Un disco in fin dei conti lontano dall' essere irrimediabilmente negativo, ma anche lontanissimo dall' essere dannatamente positivo.
Semplicemente: Destinato a passare inosservato...

       
by: Domenico Romaniello
 

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