Nameless Crime
Law And Persecution

Parto travagliato questo secondo contraddittorio “ ...
Infinity
Son Of Infinite

In Italia ormai quasi nessuno crede più nel power ...
Wild Steel
Wild Steel

Erano un paio di anni che non sentivo un album di ...
Damien Thorne
Wrath Of Darkness

Eccolo qui il disco "fantasma" dei mitici Damien T ...
Wonderland
Follow Me

L'atteso ritorno sulle scene dei nostrani Wonderla ...
   
 

 

 
commenta questa recensione
defenders review:
defenders demo:
defenders classics:
defenders interview:
defenders report:
defenders news:
Arise record deal
Final Demand
ascolta:
The Final Demand
genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2004
etichetta: Arise Rec.
voto: 7.5
Asperity  

line up:
Peter Kronberg - bass, vocals
Johan Jalonen - guitar
Petri Kausisto - guitar, keyboards
Stefan Westerberg - drums
site: www.asperity.info
Arrivano al debut album gli svedesi Asperity, band ancora sconosciuta ma nella quale militano membri di Carnal Forge e Steel Attack.
L’ottima proposta musicale di questa nuova creatura poco ha a che vedere con il sound di entrambe le band sopraccitate. Ci troviamo di fronte ad una band di metal melodico dalle forti tinte power/prog e venature neoclassiche di chiara matrice malmsteeniana.
Il sound dei nostri risulta, rispetto a quello di molte altre bands, decisamente più fresco ed ispirato, grazie soprattutto alle soluzioni ritmico/melodiche adottate dal combo che si dimostra ben propenso nel ricercare soluzioni compositive leggermente piu' personali.
Indubbiamente il connubio che ne fa' di "The Final Demand" un disco vincente, è proprio l’ equilibrio che regola questo rapporto tra ritmo e melodia. Un equilibrio di cui tutto il disco è permeato.
Particolarmente degno di elogio in tal senso è il lavoro del singer Peter Kronberg che con la sua sentita interpretazione contribuisce in maniera determinante a rendere ogni brano facilmente memorizzabile ma non scontato. A voler essere pignoli va anche detto che a volte le sue linee vocali risultano leggermente troppo "zuccherose", particolare questo pero', assolutamente trascurabile vista l’ elevata qualità artistica della proposta qui presente.
Sin dall’ opener "Will They Come" fino alla conclusiva "My Sad Eyes" ci ritroviamo al centro di un continuo susseguirsi di melodie sognanti, ritmiche serrate ed emozioni che non possono lasciare indifferenti. A testimonianza di tutto cio', la title track, vero e proprio manifesto stilistico della band, risultera' fin dai primissimi ascolti, uno dei brani più riusciti dell’ intero disco. Un massiccio mid-tempo capace di rapire l'attenzione dell’ascoltatore grazie al suo riffing trascinante e al ritornello che rievoca, neanche troppo vagamente, certi Blind Guardian (provate ad immaginare il tutto cantato dal buon Hansi e ve ne accorgerete da soli...) periodo pre "sinfonico". Un altro brano da ricordare è senza ombra di dubbio la bella ed intensa "The Pray" che si muove sulle stesse coordinate della title track ma in più è percorsa da un feeling vagamente epico.
Altri pezzi sicuramente validi sono le già citate "Will They Come" e "My Sad Eyes".
La prima pur non essendo un brano particolarmente veloce si fa ascoltare piacevolmente, grazie a melodie catchy rafforzate dall’ uso delle tastiere mai invadenti, che ne rendono ancora più facile la memorizzazione senza per questo risultare stucchevole.
Ovvio che questo non sia il miglior brano del disco, ma rimane pur sempre una bella canzone.
Alla successiva "May Sad Eyes" e' affidato il compito di chiudere le danze.
Un brano che pur senza risultare nulla di sconvolgente riesce perfettamente nel suo intento, grazie all’ ottima prestazione del singer (che qui dimostra di possedere anche una discreta versalita' stilistica...), agli azzeccatissimi cambi di tempo ed al riffing “nervoso” della coppia Jalonen-Kausisto.
Non bisogna dimenticare inoltre le ottime "The Man With 1000 Faces" e "Past Life", song questa, che sembra rievocare i fasti, pur facendo le debite proporzioni, di un certo Malmsteen, periodo "Seventh Sign".
Come si dice, non tutte le ciambelle riescono col buco, così brani come "Soul Collector", e "Never Understand" sono due songs noiose, l’ unico vero grande passo falso del disco.
Volendo fare quindi un discorso "globale", i difetti (se' di veri difetti, si puo' parlare...) presenti in questo "The Final Demand" non sono fondamentalmente rilevanti, anche se' alcune melodie a volte troppo sdolcinate e una produzione piuttosto fredda (ma ci pensano le canzoni a scaldare!) rischia di penalizzare ingiustamente l'operato della band.
In definitiva un debut più che buono per una band che magari in futuro potrà fare senza dubbio qualcosa in più...
Now I understand
It’s the final demand...

       
by: Emanuele Gazzellini
 

site under:

Design by - September 2003

Material Copyright © 2003 Defenders of Steel