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| Fire Walk With Me
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genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2004
etichetta: Sound Riot Rec.
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voto: 4 |
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| VII Gates
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line up: Chriss Blackburn - vocals
JJ Rockford - guitar
Robert Makek - guitar
Nicola Posa - bass
Mick van Slowfoot - drums
Tim Diaz - keyboards
site: www.sevengates.se
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Ehm... allora, procediamo con ordine...
Nuova band, fino ad ieri a me sconosciuta, provieniente dalla fredda scandinavia che ci propone un classic metal che va a pescare a piene mani da gruppi come Helloween, Judas Priest, e Iron Maiden.
Un sound quindi, orientato per di piu' sui mostri sacri del vecchio metallo, non disdegnando pero' decise puntate su sonorita' piu' prettamente hard rock...
Ora voi vi starete chiedendo il perché di quel voto così basso...vero?
Beh, semplice!
Non basta riproporre un genere che ha fatto la fortuna delle succitate bands e la gioia di una moltitudine di metallari degni di tale definizione, per far un buon disco.
Per fare un buon disco, bisogna anche metterci tanta ma tanta personalità in quello che si scrive e di personalita', questi VII Gates a parer mio ne hanno zero.
Un riffing che lascia il tempo che trova, ultra ripetitivi come anche gli assoli di chitarra, frutto per lo piu' del piu' squallido e maldestro dei copia e incolla.
Eppure i primi dieci secondi (!) di “Bounded by Hate” fatto di chitarroni priestiani fracassa timpani e la voce di Criss Blackburn che rifa' il verso a sua maestà Haldford, mi avevano fatto ben sperare tanto che fra me e me penso: Il disco promette bene...
Peccato poi che la loro si rivelera' solo una fiammata effimera iniziale, visto che nei minuti successivi la band mette in mostra tutte le sue paurose lacune tecniche e compositive.
Nulla cambia in meglio con la successiva “The Saviour”: Traccia tanto monotona quanto brutta con il suo break in puro polka-style, che sembra buttato li' a caso!
Per non parlare di “Seconds Left to Live” una versione lisergica dei Malice versione ubriaca!.
Inutile citare le altre song che costituiscono questo inutile "Fire Walk With Me", ma solo l’unica canzone degna di nota, o che se' preferite, si lascia ascoltare con buona tranquillita': “A Sark Doom of My Mind”
Una heavy metal song dalle sottili tinte prog, e con quel tocco di personalita' in piu', che tristemente latita in tutti gli altri.
Cosa dire in più?
Ah!
Ma, i vari Kee Marcello, e i vari Chris Amott, che hanno partecipato come special guest in questo disco, non avevano altro da fare, che rendersi partecipi di un tale supplizio?!?
Da dimenticare...
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