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| Non Plus Ultra
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genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2002
etichetta: Scarlet Rec.
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voto: 8 |
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| Centurion
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line up: Germano Quintabà - vocals
Fabio Monti - guitar
Luciano Monti - guitar
Massimiliano Ricci - bass
Emanuele Beccacece - drums
site: www.centvrion.com
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A due anni dal precedente Hyper Martyrium, i nostrani Centurion tornano a far tremare le nostre orecchie con questo Non Plus Ultra.
Chiariamo subito che per chi auspicava un altro album emulo del pur eccellente “Hyper Martyrium” questo capitolo dell’act marchigiano è destinato ad essere considerato (almeno inizialmente) una parziale delusione.
Il primo pensiero che mi è balenato in testa all’ascolto di “Non Plus Ultra”, è che ci troviamo dinanzi ad un album molto piu’ “ragionato” meno brutale e “violento” dei precedenti. Fortunatamente con il procedere degli ascolti questa mia prima impressione si è rivelata vera solo in parte.
Infatti non sarebbe corretto paragonare i due album data la loro differente natura.
Potendo usare le immagini si potrebbe ipensare ad Hyper come un quadro raffigurante una città distrutta, devastata dove i colori predominanti sono il rosso del fuoco che riduce in cenere ed il nero delle macerie distrutte e dei corpi bruciati che si ergono da un terreno ormai arido contro un cielo color sangue.
Uno scenario violento, opprimente ed asfissiante nonché oscuro.
Il nuovo album invece è completamente diverso e si potrebbe raffigurare come uno scontro tra gladiatori (sempre violentissimo) in uno maestoso stadio romano pieno di folla urlante illuminato da un sole radioso.
Facendo un discorso prettamente musicale si fa pesantemente sentire l’assenza del growl che compare solamente in rari episodi.
Il cambio di drummer, a parere di chi scrive, ha giocato un ruolo importante nell’alleggerimento (per quanto ciò sia possibile in un disco dei Centurion, ovviamente…) generale del sound, infatti sembra che il buon Beccacece abbia uno stile più classicamente heavy, e comunque meno estremo di quello del suo predecessore, e ciò a portato ad una conseguente “eliminazione” degli spunti più brutali dal Centurion-sound, che tuttavia, grazie anche all’ugola del “solito” Germano Quintaba’, rimane estremamente riconoscibile.
Una volta che si è accettato il cambiamento (o per meglio dire il ritorno alle radici,visto che il suono dell’album in questione è più simile a quello del debut che a quello dell’uscita precedente) ci si ritrova davanti ad un disco ottimo dove la musica rispecchia perfettamente l’immagine di copertina e i titoli delle canzoni (cosa non facile vista l’evidente esagerazione degli stessi).
Un album pieno di brani estremamente più che convincenti a partire dalla devastante opener “Maximum Golgotha” un pezzo veloce, aggressivo e dinamico che rimane impresso sin dal primo ascolto senza mai risultare banale e che ci mostra quali sono le coordinate sulle quali si snoda tutto il disco, fino alla conclusiva “Neanderthal” (mai titolo fu più indovinato) nella quale tempi rallentati si danno il cambio con repentine accelerazioni che contribuiscono a frantumare per bene la testa dell’ascoltatore.
La maggior parte dei brani presenti in questo platter segue i dettami dell’opener tanto che (fortunatamente) potrebbero essere usati gli stessi aggettivi per descriverle ma tra le song migliori vanno assolutamente citate “Panzer March” e la stessa “Non Plus Ultra” (nella quale ricompare il cantato growl, di Hyper Martyrium) dotate di ritornelli antemici che promettono di trasformare questi pezzi in potenziali hit da eseguire live.
Ma in quest’album i Centurion decidono di fare le cose in grande e per la prima volta ci regalano una (quasi) ballad che, per conto di chi scrive, rappresenta il punto più alto del disco.
La lunga “Roma Caput Mundi” (circa otto minuti) comincia con un’intro d’organo alla quale si uniscono fieri gli altri strumenti creando così un impenetrabile muro sonoro destinato a lasciare presto il campo ad un’arpeggio di chitarra classica che accompagna un Quintabà incredibilmente espressivo, fino all’esplosione del bridge e poi del ritornello dove le chitarre elettriche ritornano prepotentemente in bella vista.
Confesso di aver versato qualche lacrima mentre ascoltavo il singer cantare:
Rome You’ll be the queen of all the skies
I fell myself part of the light
I need to feed on your might
I’m dying for disrupt the chains…
Davvero un brano grandissimo, imponente ed interpretato divinamente, dove ogni nota è intrisa di gloria e passione e che a distanza di anni, ne sono sicuro, riescira’ ancora a commuovere!
Eccezionale!
Dopo una ballad del genere è doveroso aspettarsi un brano nel classico stile della band.
Aspettativa che naturalmente con “Ius Primae Noctis” non viene tradita ed anzi la band rincara la dose tirando fuori un testo talmente maschilista da far sembrare “Pleasure Slave” dei Manowar un inno femminista!
Per convincersi di ciò basta dare un’occhiata al ritornello (per non parlare del resto):
I’m Roman sadism prostrate to my cock
It’s time to bring the law into force again
Pleausre pleasure you live to give me the pleasure
Slavery slavery my rapture is enjoying your slavery…
I Centurion hanno di nuovo fatto centro sfornando un album carico di energia, pieno di ritornelli da cantare a squarciagola e di begli assoli veloci, a volte leggermente più melodici ed a volte più “stridenti”, che dovrebbero fare la gioia di ogni metal fan degno di questo nome.
Un album fatto per farvi fare fare del sano head-banghin’ a suon di (ottimo) “hyper metal” e che conferma lo stato di salute di una delle migliori realtà musicali italiane.
Concludo dicendo che alla fine, dietro tutta questa violenza, c’è solo tanta passione per questa musica e tanta voglia di divertirsi senza nessun “messaggio” che tanti vorrebbero cogliere nei testi del nostrano Centurione.
Concludo con il banale ma sincero pensiero che mi ha attraversato la testa alla fine dell’ascolto del disco.
Viva il metal e la voglia di divertirsi!!!
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