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Breathe
Critisize
I Am God
Somebody
Virtualized
genere: Prog
anno di pubblicazione: 2004
etichetta: Self Produced
voto: 10
A_life [DivideD]  

line up:
Jurgen Plangger - vocals
Tony Berger - guitar
Tom - guitar
Erik Damkohler - keyboards
Tobias Egger - bass
Korl Heinz Fuhrmann - drums
site: www.a-life-divided.de
Questa che vi apprestate a leggere, non e' sicuramente la solita, e per certi versi canonica, recensione che generalmente ci si puo' attendere al riguardo dell' operato di una band, e di quelle che sono le impressioni piu' o meno soggettive che saltano fuori, esclusivamente dopo svariati e dettagliati ascolti.
Il disco e la band che mi appresto a presentarvi, musicalmente parlando, hanno ben poco di canonico, tanto che mi sono deciso soltanto ora (sono circa due mesi che questo disco gira nel mio lettore, giorno piu' giorno meno, e le sorprese, dopo l'ennesimo ascolto, non tardano mai ad arrivare...nda) a dargli il giusto risalto.
Il risalto che artisticamente merita, nulla di piu'...
Chiariamo subito, giusto perche' qui ci piace sempre dire le cose come stanno, senza tanto girarci intorno, che qui di metal classico, o comunque delle sonorita' da noi perennemente supportate, ve ne e' davvero poco (direi nulla...).
Pur vero pero', (e questo ve lo posso ampiamente assicurare...) che questo "Virtualized" dei tedeschi "A Life DivideD" si trovebbe "fuori posto" anche sulla testata musicale, piu' generica, trendistica e trendaiola che ci sia in giro, visto l' assoluta "antiortodossia artistica" di cui questo platter, e questa band, professano a pieni polmoni.
Chi sono gli "A Life Devided" e' presto detto: Sul finire del 2002 il fallimento della Rising Sun tedesca, ha portato con se' (purtroppo, come spesso succede...) molte bands meritevoli e in grado di destreggiarsi agregiamente, fra le miriadi di metal proposte senza senso di quest' ultima decade.
Fra queste sicuramente, vanno ricordati i Cydonian, autori di un platter "Estranged" (2001), che io definirei semplicemente geniale, visto l'ottima coniugazione di dettami piu' propriamente prog metal e massicci inserti di musica elettronica.
Un qualche cosa, che mi rendo conto, detta cosi', puo' far venire i brividi, a tutti coloro (sottoscritto compreso...) che non hanno mai visto di buon occhio metal e contaminazioni assortite...
Ad ogni modo, e comunque voi la pensiate, a mio avviso, risulta semplicemente impossibile, non notare la bellezza e l'efficacia di un platter pur sempre, innegabilmente "metal rules".
Un platter, "Estranged", che in quello stesso determinato frangente, ha saputo trasmettere il necessario coinvolgimento, a tutti coloro che hanno sempre guardato con inalterato fascino alle sonorita' adulte e ricercate, tipiche del metallo finemente progressivo (prog metal che ad ogni modo, ricordo, ai piu' distratti, essere cosa ben diversa dalle manie italico-sinfoniche "ad minchiam", tutto fumo e niente arrosto che va' per la maggiore fra tutti gli amanti della pop/dance-music nostrana... nda).
Non ho citato i Cydonian a caso, in questo frangente, quindi, visto che gli A Life Divided, ufficialmente, altro non sono che gli stessi Cydonian sotto nuovo monicker, e con un nuovo cantante (che poi tanto nuovo non e' visto che lo stesso Jurgen Plangger, e' stato reclutato dai suoi attuali compagni di avventura, a sostituire il defezionario Mike Gerold poco dopo la pubblicazione dello stesso "Estranged"...nda)
Stilisticamente parlando quindi, anche lo stesso "Virtualized" e' figlio in primis di quelle sonorita', e di quel platter, almeno se' il tutto viene visto come un punto di partenza, una base, sulla quale sviluppare poi a sua volta un discorso artistico che si pone sicuramente ancora piu' in la' di quanto fatto ascoltare dai primi Cydonian.
Un disco "Estranged" stilisticamente, - dicevamo - da considerarsi come una sorta di trampolino di lancio, verso quello che e' poi il discorso stilitico che prende definitivamente corpo in "Virtualized".
Un album totalmente slegato dagli schemi classici, e oserei dire, dai dettami e dagli schemi moderni finti, precostruiti e per la maggior parte incentrati sul principio tipico della bieca logica consumistica, di facile presa, e di poca pretesa intellettiva.
Un disco, "Virtualized" che durante tutto l' arco delle tredici tracce (12 + 1 ghost song) qui presenti, passa con estrema disinvoltura dalle atmosfere oscure e malinconiche dell' onirica "Somebody" una sorta di spettrale, e lenta cadenza, che nel suo operato riesce ad abbracciare ideologicamente i Katatonia di "Tonight's Decision" e i Cure di seconda meta' anni 80 e di dischi criptici come "The Head On The Door" e "Disintegration", alla monolitica "Pieces", uno dei brani che non sfigurerebbe affatto, nemmeno nel precedente platter.
In tutto passando per le atmosfere sintetico / cibernetiche e dal phatos immenso di "Breathe" e la sua vena compositiva tanto cara a bands geniali come i "vecchi" Alan Person Project di capolavori come "I Robot", al Jean Michel Jarre del trittico fondamentale "Revolutions", "Waiting for Cousteau" e "Images" di fine anni 80 inizi anni 90, e ai Pink Floyd nichilistici e mistificanti di albums come "Animals" e "The Final Cut".
Un disco camaleontico che viaggia spedito verso il totale maciullamento di schemi e insegnamenti fin qui faticosamente depositati, visto che gli A Life Divided di "Virtualized" sembrano quasi volersi prendere beffa dell' ascoltatore, cambiando spesso e volentieri, le movenze compositive che si credevano trainanti fin dalla precedente song.
Eppure l'unica vera costante di "Virtualized" alla fine sara' da ricercarsi nelle chitarre a tratti davvero heavy, mai nascoste, (fatta eccezione nei brani piu' psichedelici e introspettivi) e comunque sempre in bella mostra.
Compositivamente come gia' accennato "Virtualized" e' un disco dalle mille sfaccettature, tanto che alla fine la sua coerenza artistica, sara' proprio il risultato, il filo conduttore, l'incoerenza di facciata, costante e onnipresente insita in questo platter!
A riprova di tutto cio', (come se non bastasse...) la cover di un classicissimo del repertorio degli Alphaville: "Sounds Like A Melody" tratta dal mai troppo lodato "Forever Young" qui sufficientemente stravolta e (s)personalizzata, tanto che (giuro!) a primo ascolto nemmeno avevo riconosciuto!
Un brano che ad ogni modo, estrapolato dalla complessita' artistica dell' insieme, non rende minimamente l'idea, del perche' di tale scelta, cosi' come il cercare di parlare di cosiddetti brani "clou" qui presenti, sarebbe davvero un esercizio sterile e che rischierebbe di confondere ulteriormente l'ascoltatore.
Un disco da analizzare, conoscere, apprezzare, riascoltare, scoprire e riscoprire, mettendosi sempre nelle condizioni da poter recepire gli innumerevoli richiami stilistici a bands, e correnti musicali, che spesso, (e purtroppo) nemmeno vengono prese in considerazione dal cosiddetto metallaro medio.
Un vero peccato, visto e considerato che e' proprio conoscendo, e quindi, confrontandosi con realta' apparentemente a noi estranee, che la maggior parte delle volte si riesce a comprendere meglio, le proprie preferenze artistiche.
In conclusione, e se' posso darvi un uleriore idea su cosa musicalmente rappresenti questo platter, direi che se' avete ben presente il gia' citato "Estranged" dei Cydonian, e voleste mettere a confronto i due lavori in questione, vi dico fin da ora, che non e' il caso.
Stiamo parlando di due lavori non confrontabili fra loro.
Quasi incompatibili, se' si accantona per un attimo quella blanda e latente componente progressive, presente in "Virtualized" e che in un primo momento puo' riportare alla mente il precedente album.
Un disco di pura poesia notturna, del quale pero' mi rendo conto in primis, distante anni luce da tutto quello che puo' essere comunemente rapportato al metal, o alle semplici infantili cantilene sanremesi abituati a sentire in radio, visto che ci troviamo comunque al cospetto di un disco dannatamente difficile, che ha bisogno di tempo e di lunghi e attenti ascolti per essere assimilato a dovere.
Complimenti davvero a Jurgen & Co. per il coraggio, e la ferma convinzione, nel portare avanti il proprio credo artistico.
Ora come ora, si contano davvero sulle dita di una mano, gli artisti puliti, e integri che riescono a non farsi ammailare dai "privilegi" che offre "il sistema", preferendo magari l' anonimato o poco piu', pur di riaffermare sempre il proprio desiderio di liberta', e sfamare cosi', il proprio, fisiologico bisogno di comunicativita'.
Conosco Jurgen, fin dai tempi dei Cydonian. Mi lega alla sua persona, nel corso di questi anni, la stima per l' uomo e l' artista, con il quale condivido la convinzione, e il pensiero che "l'unica via di fuga" al momento disponibile, per riportare l' arte a pascolare libera, piena, e intatta nel perseguire il suo messaggio, non possa esimersi dall' autoprodursi. E' anche su questi presupposti, quindi, che un disco come "Virtualized" non puo' che accrescere questa mia stima, considerando che ad ogni modo, pur conoscendo le direttive intraprese dai nostri, mai mi sarei immaginato, un discorso compositivo proiettato cosi' lontano, e profondamente evolutivo come quello qui presente.
Un disco insomma, che conferma ancora una volta, (finalmente), che il concetto labels, e' un concetto che ha ormai fatto il suo tempo, e per farglielo capire ormai ai diretti interessati, e' solo, appunto, questione di tempo...

       
by: Mirko (I.N.R.I)
 

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