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Defender Of The Crown
genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2004
etichetta: Self Produced
voto: 8.5
Brocas Helm  

line up:
Bobbie "Dark Rider" Wright - guitar, vocals
James Schumacher - bass
Jack Hays – drums
site: www.brocashelm.com
Toh, chi si rivede on the road gli inossidabili Brocas Helm!!! Come chi sono i Brocas Helm?!?! Ma dico io siete dei defenders incalliti, o cosa? Beh si, forse ho esagerato un tantino, sicuramente non tutti conosceranno questa leggendaria band americana che, per chi vi parla, risulta essere una delle ultime depositarie del verbo heavy metal inteso sia come forma strettamente musicale ed artistica, che naturalmente, come stile di vita. Una band che, da quello che io ricordi, non ha mai raccolto tanti favori dalle nostre parti, almeno non tanti quanti quelli raccolti nella vicina Germania o nella sempre più rinomata Grecia, terra in cui i nostri godono di una popolarità ben superiore alle più rosee aspettative. Quindi, volendo procedere per gradi, posso dirvi che i Brocas Helm si sono formati a San Francisco nel lontano 1981, e nonostante siano una delle formazioni più longeve della scena US metal ancora in attività, la loro vita artistica è stata costellata da sporadiche pubblicazioni, comunque da ritenersi tutte di fondamentale importanza per lo sviluppo musicale del genere preso in esame dai nostri, a partire dal primo splendido album “Into the battle” dell’84, unico album edito da un’etichetta specializzata, ed unico pubblicato come quartetto, o il fenomenale full lenght “Black Death” (1988), l’EP “Ghost story” (1994) ed il singolo “Blood Machine/Skullfucker” (2000), ed ora il qui recensito “Defender of the crown” album con cui i nostri tornano a ribadire la loro leadership in campo prettamente true metal. Non so a voi, ma a me certi titoli mi fanno diventare l’uccello duro, si, forse sarà che mi sto rincoglionendo, o che i Brocas Helm sanno come colpire al cuore dell’ascoltatore con composizioni sempre bilanciate, ricche di patos e di suggestione, riuscendo talvolta a sprigionare un ardore ed una passione irrefrenabile come solo e soltanto i musicisti della vecchia guardia sanno fare. Certo che, rivedere ancora una volta la faccia simpatica del baffuto drummer Jack Hays con il suo inseparabile cappello da aviere americano, o il muscoloso bass player Jim Scumacker, uno dei bassisti più sottovalutati che io ricordi, ed il sempre più convincente chitarrista Bobby Wright, con qualche anno in più sulle spalle ma con tanta e tanta convinzione negli occhi di chi ha fatto di una passione il suo unico scopo vitale, non può fare certo che piacere, un ensamble che i giovani musicisti d’oggigiorno farebbero bene a prendere come modello a cui ispirarsi, sia per la loro parsimonia, che per la passione che li ha guidati in tutti questi anni, portandoli ad uno status di cult band che, alla luce di quanto ascoltato, non gli si addice affatto. Si, è innegabile che, ascoltando l’album qui recensito, non accorgersi di avere a che fare con degli artisti ben consci delle proprie potenzialità espressive, capaci di destreggiarsi all’interno di un classic metal totalmente libero da qualsiasi schema prestabilito, che tende ad aprirsi a diverse correnti musicali, risultando ora vicino all’epic metal di controtendenza e dunque elitario, ora più vicino al classico power metal di matrice americana, si di vecchia fattura, ma sempre e comunque pienamente convincente. Un disco sporco, grezzo e cattivo, fottuto heavy metal niente più niente meno, che scorre via senza intoppi, presentando un trittico di brani dall’alto potenziale esplosivo a partire dall’opener “Cry of Banshee” adrenalinico power/epic metal allo stato puro, alla sanguigna “Drink and drive” brano di Motorheaed-iana memoria, passando per la seducente “Time of the Dark”, le già citate “Blood Machine” e “Skullfucker”, qui riproposte in chiave totalmente diversa dalla precedente versione, per arrivare alla devastante title track “Defender of the crown”, altro che Manowar, ma mi faccino il piacere mi faccino (De Curtis docet, NdBeppe), fino al piccolo capolavoro “Juggernaut” classico esempio di Nwobhm d’altri tempi. Detto che la confezione del disco è uno splendido digipack in tiratura limitata, non mi resta che consigliarvi caldamente l’acquisto naturalmente tramite il sito ufficiale dei nostri.
Prodotto impedibile per gli amanti della buona musica!!!

       
by: Beppe Diana
 

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