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Dark Light's Shades
genere: Power Metal
anno di pubblicazione: 2004
etichetta: Northwind Rec.
voto: 9
Dark Horizon  

line up:
Roberto Quassolo - vocals
Alessandro Battini - keyboards
Daniele Mandelli - guitar
Davide Marino - bass
Luca Capelli - drums
site: www.sonofgods.com
Dite la verità, ma da piccoli vi hanno mai raccontato la fiaba del brutto anatroccolo, deriso e schernito dai suoi stessi simili, ma che alla fine, con immenso stupore , si trasforma in uno splendido cigno? Ricordi d’infanzia, vero? Ma cosa c’entra la favola del brutto anatroccolo con la recensione di un disco e soprattutto di heavy metal? Beh, tutto e niente, anche perché volendo fare una piccola comparazione, l’esempio calza a pennello con quello che è accaduto ai nostri Dark Horizon, band che, rispetto al pur discreto album di debutto, ha saputo dimostrare, più con i fatti che con le parole, un'evoluzione artistica davvero ragguardevole, tanto che nessuno, e quando dico nessuno intendo dire anche il loro label manager, si sarebbe aspettato questa loro metamorfosi. Ed invece quando meno te lo aspetti, i cinque piacentini in questione, ti vanno a piazzare la zampata, il colpo ad effetto, pubblicando quello che, senz’ombra di dubbio, si appresta a diventare uno dei miei personali high list di fine anno. Lasciando da parte le silologie e i commenti superflui, dico che questo disco è semplicemente stupendo e che, come un fulmine a ciel sereno, arriva con tutto il suo fragore a squarciare il cielo, e a riportare la luce dopo tanto buio, già, anche perché, è bene ricordarlo, dopo la pubblicazione del loro primo disco “Legend in opera”, il futuro stesso della band, era stato messo fortemente in dubbio dall’abbandono forzato dei tre quinti della vecchia line up, avvenimento che, in qualche modo, aveva gettato nello sconforto i due membri fondatori Alex Battini e Daniele Mandelli, da sempre l’anima portante della band in questione, i quali, memori delle loro passate esperienze, hanno letteralmente tirato fuori i coglioni (opppss…) dimostrando una caparbietà ed un attaccamento alla maglia, tanto per fare un raffronto calcistico, davvero encomiabile, andando a scovare un manipolo di musicisti eccezionali che hanno nel fantastico cantante Roberto Quassolo (ex EVA O, ndBeppe) il loro rappresentante più degno. Ed in qualche modo, è proprio l’apporto di quest’ultimo a far compiere a tutta la band il definitivo salto di qualità, dimostrandosi in più occasioni la vera punta di diamante di un ensamble sicuramente rinvigorito e rafforzato che, sotto ogni aspetto, da quello esecutivo, a quello legato alla stratosferica produzione finale del platter, curata dallo stesso Daniele Mandelli, dà larga prova di un’avvenuta maturità artistica, consegnandoci un disco che, a livello puramente di omogeneità e continuità, surclassa senza remore la maggior parte delle uscite discografiche degli ultimi mesi, per non dire anni . Un disco questo “Dark light’s shades”, che convince in pieno ascolto dopo ascolto, e che segna in parte una svolta a livello puramente artistico, infatti, accantonati da parte i manierismi legati ad un recente passato, i nuovi Dark Horizon fanno presa su di un robusto e più corposo power metal sinfonico che, oltre a portare marchiato a fuoco l’eredità musicale dei vari Kamelot, Royal Hunt e Savatage, come dire la crema della scena musicale odierna, si spinge oltre, toccando lidi compositivi molto vicini al metal tecnico e d’avanguardia dei maestri Queensryche, è questo il caso della splendida “Victim of changes”, brano la cui struttura portante richiama fortemente lo stile compositivo della famosa band di Seattle del capolavoro “Operation: Mindcrime” (vi dice niente “The mission”? NdBeppe). Maturità artistica dicevamo, si, anche perché, oltre a dimostrare di saper scrivere brani dall’eccezionale piglio artistico e di grande respiro melodico come nel caso della superba “Painted in blood”, brano che si muove fra reminiscenze di Time Machine ed Angra, o la più catchy e sinfonica “Master of the bright sea”, segnata da un grande il refrain dove l’ombra del maestro Antonini e dei suoi Skylark è sempre più presente, i Dark Horizon si mettono completamente in discussione, buttandosi anima e corpo nella stesura di una avvincente mini suite divisa in tre movimenti, che porta il titolo esplicativo di “Hannibal the Carthagian”, dedicata interamente alle gesta del grande condottiero africano, che, nel suo interno, congloba tutte le influenze presenti all’interno del songwriting del quintetto, passando dall’anima puramente acustica, a quella più prettamente power, dagli spunti sinfonici a quelli più velatamente progressivi, il caso di “The glory”, con tanto di accostamento ai maestri Jethro Tull dell’immenso Ian Anderson, per un risultato finale che, sono sicuro, potrà mettere d’accordo anche gli estimatori della musica più colta, credetemi. A chiudere il cerchio invece ci pensa l’emozionante brano acustico “Flying in the wind”, con tanto di quartetto d’archi in primo piano, un’altra prova maiuscola che ribadisce definitivamente lo stato di salute di questa rinnovata formazione che, a mio avviso, potrebbe benissimo ritagliarsi il proprio agognato posto al sole. In definitiva un disco che rappresenta più che altro uno schiaffo morale a tutti quelli che, in tutti questi anni, hanno sempre e comunque cercato di mettere i bastoni fra le ruote a questi ragazzi che, evidentemente, si sono dimostrati ancora una volta più forti anche delle avversità, d’altronde quando il gioco si fa duro…. ci siamo capiti vero? Acquisto obbligatorio, come al solito "buy or die"

       
by: Beppe Diana
 

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