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| Chapter IV
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genere: Doom Metal
anno di pubblicazione: 1992
etichetta: Music For Nations
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voto: 5 |
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| Candlemass
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line up: Tomas Vikstrom – vocals
Lars Johansson - guitar
Mats Bjorkman - guitar
Leif Edling - bass
Jan Lindh - drums
site: www.candlemass.net
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Candlemass: Un nome un mito.
Peccato che le leggende non siano esenti da errori...
Infatti, tagliando corto, questo è senza ombra di dubbio il peggior album pubblicato della band svedese, dall' inizio dalla loro fin qui, lunga carriera.
Ad ogni modo, “Chapter VI” segna un nuovo cambiamento in seno alla line-up del gruppo che si trova nuovamente con un posto vacante dietro al microfono.
Tale ruolo viene uqi ricoperto da Tomas Vikstrom che, si dice, sia stato reclutato dallo stesso Edling dopo aver ascoltato una sua versione della mitica “Painkiller”.
Come spesso accade in queste occasioni, il nuovo cantante rischia di essere additato come causa di tutti i mali del gruppo solamente perché macchiato della colpa di essere arrivato dopo un personaggio non indifferente come Marcolin...
Parliamoci chiaro: per un fan che da anni segue una band e che si è affezionato ad un certo cantante può essere difficile trovarsi di fronte ad un nuovo “intruso” nonostante questo ultimo sia un ottimo elemento (ad esempio mi sembra che quando Dickinson subentrò a Di Anno non fu semplice...). Così il malcapitato oltre ad impegnarsi per offrire una buona prova si trova anche a combattere l’ ostinazione di certi ascoltatori.
Se vi riconoscete in questa categoria di fan che non vogliono accettare nuovi elementi smettete pure di leggere qui.
Non sarò certo io farvi cambiare opinione dicendo che se l’ album è una mezza delusione è solo colpa del songwriting, qui davvero poco ispirato di Edling...
Tornando al buon Tomas Vikstrom possiamo dire che ha un timbro più “rock oriented” e decisamente meno teatrale rispetto al suo illustre predecessore.
Infatti sembra trovarsi maggiormente a proprio agio sui pezzi più ritmati e meno legati al passato della band.
Certo non si può negare che in alcuni momenti sembri leggermente in difficoltà, tuttavia la scelta del nuovo cantante si rivela buona, il vero problema, come abbiamo accennato prima, sono le canzoni...
Già dall’ incipit dell’ opener “The Dying Illusion” si può capire che qualcosa è cambiato e procedendo nell’ ascolto dell’ album si nota la presenza di una tastiera che, pur essendo usata come tappeto sonoro, fa sentire ugualmente il proprio peso nell’ economia globale di quest' album.
Ma questa non è l’ unica novità, infatti sembra che il classico doom sound della band lasci spazio, in alcuni frangenti, ad un sound più classico ed accessibile (“The Dying Illusion” e “Julie Laughs No More”).
Riguardo il songwriting si potrebbe affermare che se già in “Tales Of Creation” la vena creativa della band sembrava affievolita in “Charter VI” appare quasi esaurita come dimostra la conclusiva “The End Of Pain”, ovvero un brano di soli quattro minuti che scorrono in modo talmente lento e pesante da causare più di uno sbadiglio.
Tuttavia i Candlemass hanno acquisito ormai una grande esperienza in virtù della quale troviamo qualcosa da salvare anche in questo album.
E’ il caso delle iniziali “The Dying Illusion” e “Julie Laughs No More”.
Certo non sono dei capolavori e non ci sono neanche riffs particolarmente intriganti, ma, complice anche un malcelato appeal commerciale (per quanto possa esserlo una composizione dei Candlemass...nda.), si lasciano ascoltare con trasporto.
La prima è un up-tempo energico e (complice anche la prova di Vikstrom) accattivante che ci propone delle melodie facili da memorizzare ma non stancanti.
La seguente “Julie Laughs No More” (a quest’ album non si può certo negare il pregio di avere titoli fantastici!) inizia in sordina per poi sfociare in modo ben poco convincete nel riff portante del brano.
Fortunatamente i difetti del brano finiscono qui.
La canzone si muove sulle stesse coordinate della precedente risultando comunque più coinvolgente, forse a causa di un’ ottima prestazione del nuovo acquisto in questo frangente domastrando tutta la sua versatilita'.
Davvero una bella canzone.
Purtroppo a partire da “When The Runes Still Speaks” tutto sembra perdere forza.
I Candlemass si gettano nella riproposizione di quanto già scritto (e meglio) anni addietro, ma il risultato sono solo brani, volendo anche gradevoli, ma che non hanno "anima” come si dice in questi casi.
Non c’è niente che ti faccia sussultare come in “Darkness In Paradise” o che ti getti in una specie di “vuoto” come “Solitude” o ancora che faccia piangere come in “Mourner’s Lament”.
Nessuno chiede un ennesimo album di capolavori, ma da una band come i Candlemass, non ci si può accontentare del solito compitino svolto per giunta svogliatamente!
Come se non bastasse composizioni quali “The Ebony Throne”, “End Of Pain” e “Temple Of The Dead” (introdotta da un riff semplicemente orribile) stancano presto rendendo difficoltoso l’ ascolto.
Un ascolto già compromesso dalla fiacchezza generale che lo pervade.
Spesso mi chiedo perché un gruppo pubblichi un album pur non avendo grandi idee...
Forse lo stesso Edling a dimenticato che non bastano titoli spaventosamente evocativi, canzoni, anzi, esercizi dal mood oscuro e delle tastiere messe a dare colore a brani comunque insipidi.
In definitiva “Chapter VI” non è un disco così disastroso come viene dai piu' dipinto, ma un disco composto per lo piu' da canzoni anonime (o meglio brutte copie di grandi brani…) buone per una band alle prime armi, non certo per i Candlemass!
Probabilmente chi ancora non conosce la band potrà apprezzare questo lavoro, ma chi ha amato le produzioni precedenti non potrà accontentarsi di un album di mestiere e nulla più, perché questo è “Chapter VI”, un dischetto creato da una band stanca che si e' fatta imprigionare nel suo glorioso passato.
Un lavoro maggiormente rivolto ai fans, e a tutti coloro che vogliono avere tutto, ma proprio tutto dei Candlemass.
Gli altri possono evitarlo senza problemi...
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