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| Candlemass
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genere: Doom Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Nuclear Blast
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voto: 7 |
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| Candlemass
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line up: Messiah Marcolin - vocals
Lars Johansson - guitar
Mats Bjorkman - guitar
Leif Edling - bass
Jan Lindh - drums
site: www.candlemass.net
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I Candlemass sono tornati!
Con questa vocina in testa e con un altrettanto grande speranza mi sono avvicinato a questo nuova fatica della band, la prima a poter vantare la presenza della line-up classica da sedici anni a questa parte.
Non nego l’ emozione e la soddisfazione provata trovandomi ad ascoltare per la prima volta questo disco, eppure... Eppure con l’ aumentare degli ascolti qualcosa ha cominciato a non convincermi pienamente.
Comunque non c’è dubbio che le dichiarazioni fatte da Edling siano state rispettate in quanto questo “Candlemass” potrebbe davvero essere il figlioccio di “Tales Of Creation” (e/o forse il problema sta proprio qui...) pur mantenendo una propria identità.
Infatti il sound di “Candlemass” presenta nuove sfumature rispetto al disco del 1989, sfumature rintracciabili sia in certe soluzioni del periodo “Chapter VI” sia in nuovi elementi che non abbiamo mai ascoltato nei precedenti album del combo svedese.
Potremmo quasi pensare a “Candlemass” come ad un compendio di quanto fatto dal gruppo dagli esordi fino a “Chapter VI” senza smettere di guardare al futuro.
Una nuova fase che la band decide di inaugurare con questa release.
D’ altronde qualcosa si poteva già intuire osservando la semplicissima cover dove il logo della band campeggia su uno sfondo bianco, non proprio la classica copertina da album dei Candlemass...
Queste supposizioni trovano conferma già nell’ opener ”Black Dwarf”.
L’impressione è quella di ascoltare una rivisitazione moderna di “Dark Reflection” anche se di livello qualitativo più basso.
Naturalmente la band non si limita a copiare se stessa infatti sembra quasi che il pezzo sia meno doomy e più heavy senza dimenticare un inedito ed indovinato inserto “quasi” punk (subito dopo l’ assolo).
Per il resto il ritmo è sostenuto, bridge e ritornello sono i punti di forza del brano e le melodie sono facilmente memorizzabili.
Tutto è formalmente perfetto, purtroppo però sembra una copia (perlomeno abbastanza riuscita) del brano sopraccitato...
Con la seguente “Seven Silver Keys” si torna su territori più congeniali alla band con alcuni riffs che chiamano in causa il mai dimenticato “Ancient Dreams” e che fanno svettare in alto le quotazioni del brano facendo dimenticare subito quel riff iniziale davvero poco convincente.
Buonissima l’ idea di utilizzare delle tastiere in sottofondo che donano un’ atmosfera ancora più “sognante” ad un brano già di per sé ottimo.
“Assassin Of The Light” è un buonissimo episodio, cupo, pesante e ben costruito che avrebbe potuto ambire al trono come migliore song del disco, purtroppo però, pur non mancando momenti suggestivi, sembra incapace di assestare una zampata vincente.
Oltretutto ha anche la sfortuna di trovarsi tra i due highlights dell’ album (non tenendo in considerazione l’ ultima song, di cui parleremo più in là... nda.), “Seven Silver Keys” e la maestosa “Copernicus”, un manuale di epic-doom metal molto potente e teatrale nel quale Marcolin offre una prova strepitosa cantando come non lo avevo mai sentito prima d’ ora!.
Purtroppo i nostri non ci risparmiano il solito strumentale: “The Men Who Fell From The Sun”.
Un brano corto, ma evocativo e oscuro (sensibilmente migliore di quanto propinatoci in “Nightfall” con “Codex Gigas”), tuttavia piuttosto noioso.
Sembra quasi che la capacità di scrivere uno strumentale se ne sia andata con Mike Wead (autore di “Black Candles”, bellissima outro di “Nightfall”...nda.)
Subito di seguito troviamo i due brani registrati prima dello split (dopo la pubblicazione dell’ album dal vivo “Doomed For Live”): “Witches” e “Born In A Tank”.
La prima è una classica Candlemass-song, potente, melodica e doomy, anche se in verità mi è sembrata quasi una brutta copia di “Black Stone Wielder”.
Alla fine comunque, risulta un brano piacevole che si lascia ascoltare volentieri.
Discorso simile per “Born In A Tank”, brano comunque meno convincente di “Witches”, che vede la band impegnata a picchiare (relativamente) sull’ acceleratore.
Gradevole sì, però, nonostante il solito ottimo assolo di Lars, rimane la sensazione che sia solo un riempitivo.
Si ricomincia a fare sul serio con la dinamica “Spellbreaker”, che se pure non è una song impeccabile risulta comunque più che dignitosa.
Le poche note stonate presenti sono la prova fiacca di un Marcolin poco ispirato e certi rallentamenti che suonano un po’ forzati, per il resto una bella song.
La conclusione è affidata a “The Day And The Light”, che rivaleggia con “Seven Silver Keys” e “Copernicus” per il titolo di migliore canzone di questo “Candlemass”.
Marcolin ancora una volta e' in splendida forma e la band ci regala una canzone che nonostante la partenza in sordina travolge il malcapitato ascoltatore in un vortice di emozioni.
Da brividi!
L’ album si conclude qui, ma l’ edizione in digipack include anche la già mitica “Mars And Volcanoes”, uno dei brani più veloci dell’ intera discografia del gruppo.
Una song tesa ed in possesso di un ritornello che fa presa sull’ ascoltatore sin dal primissimo ascolto!
Come avrete già capito Messiah Marcolin è tornato ed è in piena forma ma il peso degli anni si fa sentire e, come è ovvio, acuti impressionanti ed il vibrato che l’ha reso famoso sono meno presenti che in passato tuttavia è un vero piacere sentire il singer con questa voce più “matura” e comunque ugualmente comunicativa.
Una nota di merito anche a Lars Johansson che si mostra sempre ispirato in fase solistica riuscendo a salvare qualche momento dalla noia.
In conclusione valutare “Candlemass” non è semplice come speravo.
E’ un album pieno di luci ed ombre, sicuramente ottimo se preso per quello che è, ma che, se inquadrato nell’ intera discografia della band, risulta inevitabilmente un po’ debole.
Ad ogni modo caldamente consigliato l' ascolto prima dell’ acquisto.
Ben tornati Candlemass!
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