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Tiranny Of Souls
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07/08/2004
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Tyranny of souls
Nuovo solo album...
ascolta:
Abduction
Abduction (videoclip)
Navigate The Seas Of The Sun
Soul Intruders
Tyranny Of Souls
genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Sanctuary Rec
voto: 7
Bruce Dickinson  

line up:
Bruce Dickinson - vocals
Roy Z. - guitar
Ray "Geezer" Burke - bass
Juan Perez - bass
David Moreno - drums
Maestro Mistheria – keyboards
site: www.screamforme.com
"Tyranny Of Souls" e' un disco in grado di spaccare in due il pubblico: un atteso ritorno per i fan del cantante più famoso della scena metal inglese, un odiato, inutile e nonché preoccupante ritorno per gli accaniti della vergine di ferro che considerano Dickinson un “traditore”. Malgrado quello che possiate pensare di uno dei cantanti più intelligenti della storia del metal (inutile stare spiegare il suo curriculum che lo vede come laureato in storia, scrittore satirico, e quant' altro) e quello che pensate sulla sua fedeltà alla causa di Harris, va detto che non ci troviamo davanti ad un album piatto e scontato come puo' essere considerato “Dance of Death” degli Iron Maiden. Siamo lontani dal gridare al miracolo, ma è innegabile che l’ ascolto di questo disco tolga una certa soddisfazione. La prestazione del singer è ottima, in grado di eliminare i dubbi sollevati con i recenti “Rock in Rio” o “Dance of Death”... Ovviamente non vi aspettate minimamente di ritrovarvi al cospetto delle prestazioni canore che Mr.Bruce era capace di infilare una dietro l'altra negli anni 80... Il Dickinson attuale e' comunque un cantante che il tempo ha segnato, che ha reso la sua voce piu' "stagionata", e ahime' meno "tagliente" di quella che fu'. Ad affiancare Dickinson, anche su "Tyranny Of Souls" troviamo il producer / chitarrista Roy Z (Judas Priest, Halford, Helloween).
Effettivamente sono passati la bellezza di sette anni da “The Chemical Wedding”. prima di rivedere Dickinson alle prese con un suo nuovo disco solista. Un disco dove compositivamente tutto e' innegabilmente stato partorito dalla sua mente, senza alcun "filtro maideniano" di sorta. In effetti "Tyranny Of Souls" lascia perfettamente trasparire quelli che sono i pensieri, le ansie e le paure del Dickinson narratore (ma anche di molti di noi) attraverso delle liriche piuttosto critiche dirette ai progressi apocalittici della scienza e della teologia. Temi ai quali il buon Dickinson, ci aveva già, in verita' gia' (almeno in parte) abituati. Quanto al sound, mi è parso più melodico rispetto al precedente lavoro, con le passate influenze sabbathiane ridotte qui solo alle ultimissime due tracce. Non mancheranno momenti più animati, ma il timbro del disco è dedicato più a refrain orecchiabili, quasi sinfonici e tranquilli ("Soul Intruders" tanto per citarne una). Ad un primo ascolto, sembra di trovarsi davanti un album eccelso, energico e senza punti deboli. Tuttavia, già dopo una settimana inizierete a notare che qualcosa nel disco non è davvero andato tutto liscio... In primis, la produzione tende a strozzare i pochi momenti veramente heavy, dove i ritmi iniziano a farsi più incalzanti. La solita “produzione plastificata” insomma, che colpisce irrimediabilmente come un virus tutti quegli artisti che cercano di dare la classica botta al cerchio (leggasi qualita' artistiche) ed uno alla botte (leggasi vendite). Invece, ancora una volta (come gli capita sempre piu' spesso ultimamente...) Dickinson ha scelto la strada piu' facile (ed anche, credo, quella piu' remunerativa...) limitandosi, ad emulare quanto prodotto dalla vergine di ferro negli ultimi anni, ovvero: album di dubbio spessore artistico, ben rintuzzati, pero', da vendite stratosferiche. Ed e' cosi' che le influenze sabbathiane, che a lungo andare ci hanno fatto apprezzare un lavoro complesso e coraggioso come “The Chemical Wedding”, suonano qui un po’ fuori luogo. Ci troviamo dinnanzi al solito disco confezionato per l’ ascoltatore medio, per tutti i fanatici dell' ascolto passivo, ovvero di coloro intenti a fare tutt' altro mentre le note musicali irrompono fragorosamente nel nostro apparato uditivo. Un disco, in definitiva, privo di quella voglia di sperimentare, di rimettersi in discussione, che a Dickinson, ad onor del vero mai e' mancata, negli anni passati. Quella stessa voglia irrefrenabile che lo porto' anche a dire addio ad Harris & Co. qualche annetto piu' indietro...
Critiche (doverose) a parte, non voglio appesantire il giudizio in modo eccessivamente negativo. Il passato e' ormai, storia, e se' volessimo limitarci a dimenticare per un attimo il passato, ed a prendere in considerazione solo la specifica attualita' senza alcun dubbio l’ ascolto dell’ opener “Abduction” mostrerà una band in ottima forma. Una canzone che vagamente ricorda i Maiden di “The Wicker Man”. Un mid tempo supportato da chitarre rombanti, con spunti speed di buona levatura (e consentitemi: studiati ad "hoc") Nulla da dire insomma, il singolo ideale, il risultato strettamente musicale alla fine è più che accettabile.
La successiva “Soul Intruder” è un po’ il simbolo di questo disco, con il suo ritmo tipicamente anni ’80, "interrotto" da un interessante refrain melodico che ben si integra con il resto della traccia.
“Kill Devil Hill” è un' altra piccola perla, con un chorus dannatamente intrigante.
L’apice del disco, secondo l'umile e (sempre) contestabile parere del vostro scrivano, si raggiunge con la splendida e trascinante ballad acustica “Navigate The Seas Of The Sun”, una song, apparentemente, priva di una struttura fissa e che sembra riavvolgersi e avvolgersi su se' stessa. Un testo molto poetico ed ispirato ad ogni modo contribuisce a fare la differenza, tanto che verrebbe voglia di urlare al miracolo, ma "Tyranny Of Souls" continua, e lo fa con una manciata di canzoni non pessime, ma comunque decisamente al di sotto degli standard fin qui presi in esame.
“River Of No Return” è una buona traccia, ma manca di quel qualcosa che la rende interessante. Ritmiche per nulla incalzanti, ed un assolo che sa' tanto di "normale amministrazione" da parte di Z. completano l'opera in mdo piuttosto scialbo e prevedibile.
“The Power Of The Sun” preme di più sull’ acceleratore, ma le somiglianze con la già citata “The Wicker Man” sono palesi ed a tratti davvero imbarazzanti.
Piuttosto inutile e scontata invece “Devil On A Hog”, forse l’ unica traccia che merita di essere saltata a pie' ì pari grazie a degli odiosi riferimenti al rock più zuccheroso, ruffiano e commerciale tipicamente bon-joviani.
In dirittura d’ arrivo ahime' un altro "mattone" musicale, ovvero la cupa ed ossessiva “Believil”, che sono sicuro, con il suo incedere cadenzato, sara' in grado di straziare di noia anche i fan più accaniti dei My Dying Bride.
In definitiva, ci troviamo davanti ad un disco che, stando alle premesse, avrebbe dovuto avere tutt' altro spessore artistico da presentare. Tuttavia, alla fine, di buoni episodi musicali ve ne sono, percui, se provate (anche solo per un attimo...) a dimenticare che questo sia un disco composto e partorito da una leggenda vivente chiamata Bruce Dickinson, molto probabilmente a questo platter gli darete lo stesso voto, e la stessa importanza, che alla fine gli ha dato il sottoscritto...

       
by: Gerardo Dalena
 

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