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The Release
genere: Power / Melodic Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Self Released
voto: 8
Dream Quest  

line up:
Steve Doerksen - drums, percussion, vocals
Mark Doerksen - guitar, vocals
Phil Janzen - vocals, bass
site: www.adventuremetal.com
Canadian metal monster!!! E si, mai come in questi ultimi tempi la scena metal canadese si è resa così prolifica di giovani talenti musicali devoti anima e corpo alla nobile causa del true metal sound, e così accanto a vecchie conoscenze come i già recensiti Goat Horn, i ritrovati Fotune Tellers e gli oscuri Antiquus, troviamo questi new comer Dream Quest band che giunge a noi addirittura dal nord del paese, ovvero dalle lande nevose di Manitoba. Formatisi nel 2001 grazie all’unione d’intenti dei fratelli Mark e Steve Doerkesen, rispettivamente chitarra e batteria, ai quali si aggiunge il bassista/cantante Phil Janzen, i Dream Quest, dopo varie esperienze in altrettante formazioni locali, decidono di focalizzare i propri ideali musicali in qualcosa di più fondato, uscendo allo scoperto con quello che a tutti gli effetti è il debut ufficiale di questo giovane ensamble oramai pronto alla conquista delle plateee europee grazie ad un sound molto avvincente ed un’attitudine professionale abbasatanza spiccata per un ensamble di questa portata.
Il genere musicale del quale i nostri si rendono portavoci è un solido power metal molto melodico e di indubbia estrazione germanica, genere al quale i tre abbinano un certo feeling epico/suggestivo che rimanda in molte occasioni a band come Gamma Ray, Edguy o agli svedesi Nocturnal Rites, ma anche e soprattutto ai conterranei Rush, il gusto per gli arrangiamenti e la tecnica che scaturisce da alcuni passaggi strumentali sul quale l’album poggia le sue basi, trasudano adorazione per la band del vecchio Geddy Lee, una commistione di elementi questi, che fanno di questo “The release” un album da ricercare e gustare ascolto dopo ascolto.
Stacchi di natura power, inframezzi prog metal infarciti da riffs spiccatamente hard rock, il tutto accompagnato da liriche interessantissime e di stampo cristiano, ecco quali sono le coordiante sulle quali si muovono le nove tracce di quest’album, un percorso sonoro che mette in mostra una band che sa cucirsi addosso un proprio trade mark senza mai snaturare la propria indole di musicisti, cercando nel contempo di sviluppare un discorso musicale senza mai ripetersi.
Un disco in cui trovano posto in maniera equa sia brani più lineari e marcatamente melodic power metal come l’opener “Facekicker” o le speedy “I am commander” e “11th hour”, episodi caratterizzati da ritmiche serrate sottolineate dalla doppia cassa del dinamico Steve Doerkesen, e dalle chitarre armonizate del fratello Mark, dagli imponenti cori wagneriani e dalle gustose melodie vocali costruite dai tre, fra le quali spicca il talento del buon Phil Janzen, forse troppo forzatamente stridulo nelle parti acute, ma sempre preciso e pulito all’occorrenza, od episodi più tacitamente originali e personali come la title track “The release” in cui i nostri mettono in mostra tutta la loro tecnica e la verve strumentale di cui sono in possesso, fondendo in maniera esemplare atmosfere d’estrazione tipicamente power metal, ad elementi derivativi da un certo metal prog forse stucchevole, ma pur sempre elitario e di classe. Musica e poesia si fondono sulle note della rimarchevole “Wonder” pervasa per l’occasione da un humus sognante ed ancestrale, ma anche oscuro e tagliente, mentre il vero capolavoro del disco è senza alcun dubbio “Yesterday’s tommorrow, today” song contraddistinta da un sense of humor tipicamente nord americano, tempi dispari, ritmi asincroni e cambi di tempo tipicamente prog metal, un affresco multi colore sul quale i nostri si esprimono al meglio delle proprie possibilità, e se l’intermezzo acustico “Doppelganger” arriva più che altro a stemprare le atmosfere venutesi a creare, ci pensa la furiosa “Anthem of the world” a dare il ben servito grazie soprattutto ad una galoppata metallica in pieno stile US metal fra richiami a Metal Church ed Iced Earth.
In definitiva un disco ricco di sfumature, feeling e grande tecnica, potente, arguto ed ambizioso proprio come la stessa band che lo ha rilasciato, una band che, seppur sulla buona strada, dovrà dimostrare in futuro di saper focalizzare al meglio le poprie aspirazioni stilistiche, anche perchè credo proprio che la strada verso il riconoscimento internazionale sia alla loro portata, scommettiamo?

       
by: Beppe Diana
 

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