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| Where Memories Combine
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genere: Prog Metal
anno di pubblicazione: 2004
etichetta: Heavencross Rec.
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voto: 8.5 |
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| Cea Serin
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line up: J. Lamm - bass, keyboards, vocals
Keith Warman - guitar, vocals
Forrest Osterman - guitar
site: www.defendersofsteel.net
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Potenti, oscuri e decadenti, questi sono in sintesi i progsters statunitensi Cea Serin, ma attenzione, perché questa è solo un’ indicazione di massima, dal momento che “Where Memories Combine” è un contenitore inesauribile di spunti raffinati e geniali, di aperture ai più svariati generi musicali (dalla classica al metal estremo grazie al cantato che talvolta sfocia nel growling) talmente repentini ed imprevedibili da rappresentare una riuscitissima analogia con la velocità del flusso di ricordi del pensiero umano.
Un trio, imperniato attorno alla figura del polistrumentista nonché vocalist Lamm, autore fra l’ altro di tutte le musiche ed i testi, affiancato alla chitarra da Warman e in sede live da Osterman.
Il susseguirsi dei minuti d’ ascolto non fa che accrescere l’ alchimia compositiva di questo album, dove niente, ma proprio niente è scontato.
In quest’ ottica non c’è da meravigliarsi di ascoltare passi da tip-tap in “The End of Silence” che pure era iniziato all’ insegna di chitarre trabordanti e ritmiche trascinanti.
D’ altra parte un brano della durata di oltre nove minuti deve necessariamente presentare una vasta gamma di motivi di interesse per non scadere nella noia, pericolo che in questo lavoro non si prospetta neppure lontanamente.
È impressionante constatare con quanta naturalezza si susseguano parti di una rabbia inaudita che si alternano a brillanti momenti acustici, indice di una costante ricerca di equilibrio.
Proprio come nella vita di tutti i giorni, dopo un moto d’ impeto ci sforziamo di dominare l’ ira e di ritornare in noi stessi, così accade in “Scripted Suffering: Within and Without”, dove il dolore e l’ autolesionismo rappresentati alla perfezione da riffs pesanti come macigni e dal cantato devastante di Lamm, sembrano lasciare il posto ad un insperato rinsavimento, espresso da delicate note di piano con accompagnamento di chitarra acustica.
Ecco l’aspetto forse più rimarchevole di tutti è una sensazione di perfetta consonanza tra testi, musiche e sentimento: non una singola nota è slegata dal significato della parola sottostante.
Se a questo aggiungiamo una buona padronanza tecnica e originalità da vendere, ecco che otteniamo un album di grande livello.
Magari la durata media dei brani, che si attesta sui dieci minuti, può essere un ostacolo per quanti non sono così avvezzi a digressioni così esasperate, ma basta chiudere gli occhi e liberare la mente con l’intro “A Fracture in Forever” e si verrà proiettati in una dimensione surreale dove tutto può accadere (emblematico l’ artwork che in un’ immagine rappresenta tra le altre cose una lampadina legata ad un cappio).
Non aspettatevi di trovare nei brani di questo disco il classico motivetto facile da canticchiare già dopo il primo ascolto (forse solo il refrain di “ Meridian’s Tear” si potrebbe prestare ad una cosa del genere), perché in primo luogo, come forse avrete già intuito, la struttura dei pezzi non segue il classico schema verse - chorus - verse -(bridge) chorus, ed in secondo luogo l’ obiettivo dei Cea Serin non è sicuramente quello di accattivarsi l’ attenzione servendosi di motivetti, ma puntando piuttosto su atmosfere, sperimentazioni e sentimento.
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