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Into The Morning
genere: Doom Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Doom Symphony
voto: 8
All Souls' Day  

line up:
Alberto Caria - vocals
Andrea Picchi – guitar, keyboards
Andrea Siliotti - guitar
Andrea Bellato – bass
Walter Mantovanelli – drums
site: www.allsoulsday.it
Ci sono voluti solo quindici anni, ma alla fine l’album di debutto dei coriacei All Solus Day ha visto finalmente la luce, si, ma che fatica... Già, quindici anni, tanti ne sono passati da quando il chitarrista, fack totum, nonchè deus ex machina della band in questione, il buon Andrea Picchi, lasciati gli altrettanto storici Epitaph, proprio all’indomani della pubblicazione del fondamentale "The Lord of Evil", fino a questo momento una delle vette qualitative più significative della scena dark rock italiana, formò il primo nucleo della band cercando di proseguire lo stesso discorso musicale tracciato con quella precedente formazione, e portare così a compimento i dettami veri e propri di un genere totalmente tradizionalista ed alquanto anticonformista come doom metal è sempre stato. Una storia artistica tormentata quella di questa band scaligera contornata da cambi di line up, rinuncie, ripensamenti e tanto amore verso una musica passionaria, intesa come arte e forma di espressione, amore coronato unicamente da un’intensa attività live su e giù per i palchi del nord est italiano, nonchè dalla pubblicazione della gemma “A mortal day” sulla compilation edita Underground Symphony nell’anno domini 1994. Ed è proprio la label piemontese, per l’esattezza la succursale dedicata anima e coprpo al doom metal, ovvero la Doom Symphony, che patrocinia l’uscita dell’immenso “Into the morning” un album pervaso da sulfuree ambientazioni heavy dark sulle quali si intrecciano quelle iniezioni epico/sulfuree che chiamano in causa i veri maestri del genere, dai padrini Black Sabbath, ai figliocci Trouble e Candlemass, influenze che si incastonano in un wall of sound denso di atmosfere spettrali, ritmi ultra rallentati e visioni angoscianti, sulle quali svettano i riffs siderali partoriti con cinica freddezza dall’axeman sopracitato, coadiuvato dal lirismo teatrale del folletto Alberto Caria, visto già in azione sul primo album/demo dei concittadini Arthemis, che con la sua voce passionale e profonda, ci conduce per mano nel mondo oscuro e dannato degli All Solus Day. Non solo a livello musicale, ma anche dal lato prettamente iconografico, i cinque veronesi dimostrano d’aver appreso in pieno le lezioni impartite dei grandi, adottando per l’occasione tutti quei simbologismi e quegli accorgimenti degni di una band di spessore quale risultano essere, sciorinando nel contempo, e per tutta la durata dell’album, una sicurezza ed una capacità di coinvolgimento della portata di poche band tutt’oggi in circolazione sul suolo italiano. Otto brani intensi e pregni di emozionanti escursioni sul versante più oscuro del lato umano, fra le quali risulta difficile scegliere il momento topico, anche se l’inquietante pezzo d’apertura “A breath from the death” con i suoi ritmi lenti e cupi con il buon Albero che declama tutto il suo terrore nel suo particolare timbro vocale, o la rivisitazione della splendida “A mortal day” che mostra come la psicadelia pura dei seventies ben si possa fondere con le trame heavy/dark e le divagazioni rock sinfoniche dei geniali Goblin, risultano senz’ombra di dubbio il culmine qualitativo dell’intero disco. L’album prosegue su tonalità plumbee e cupe con la sardonica “The morning” e l’heavy tout court di “The sinner” che portano marchiato a fuoco il trade mark riconoscibile della band che, sulla delicata “I feel you inside”, sperimenta addirittura passaggi più soft che sprigionano un feeling ancestrale davvero sorprendente, superandosi addirittura sulle note dell’affasciante “At the bell toll”, song ricca di arrangiamenti pomposi, che richiamano in alcuni passaggi lo stile proprio della musica classica. Detto che, come al solito, il cd è contornato da un lussuoso digipack che risulta essere totalemnte in linea con quanto proposto dai nostri, consiglio caldamente l’ascolto di questo cd non solo a tutti gli amanti di certe sonorità plumbee ed evocative, ma anche a chi, come il sottoscritto, si aspettava molto di più dall’ultimo album della band di Leif Edling, ed invece è rimasto tremendamente amareggiato,“Into the morning” potrà aiutarvi a mitigare i vostri dissapori, scommettiamo?

       
by: Beppe Diana
 

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