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10/07/2005
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Oneric Reality
genere: Prog Rock
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Self Produced
voto: 8
Bright Horizon  

line up:
Mimmo Garofalo - guitar
Gabriele Torabaldo - vocals, guitar, bass
Gabriele Taormina - piano, synth
site: www.brighthorizon.com
Sin dai suoi primi vagiti sul finire degli anni sessanta, il progressive europeo è stato sempre sinonimo di musica adulta e colta, nel quale, oltre all'amore per certe sonorità d'atmosfera a tratti quasi dilatate, lontane anni luce dal manierismo fine a se stesso che imperava in maniera quasi perseverante in quegli anni, confluivano la passione per l'arte, la letteratura, la conoscenza dei classici e l'impegno intellettuale, facendo di questo genere la summa massima mai espressa prima di allora in campo rock. Ecco, volevo proprio partire da questo cenno storico solo per farvi capire come molte volte musica ed arte formino un binomio indissolubile, binomio al quale pare non sottrarsi nemmeno lo splendido "Oneiric Reality" dei miei conterranei Bright Horizon, band della quale avevo sentito parlare molto, senza tuttavia aver avuto il modo d'ascoltare direttamente, anche se, da quel che mi ricordo, i loro primi promo avevano raccolto buoni proseliti sia fra i fan di certa musica colta, nonchè da parte di certa carta stampata specializzata. Non vi nego che mi sono avvicinato al suddetto "Oneiric Reality" spinto più che altro dalla curiosità del poter constatare di prima persona se tante parole sentite, potevano più che altro trovare un fondo di veridicità. Beh, ascoltando più volte il platter in questione, non posso fare altro che accodarmi alla lunga lista di estimatori della band siciliana, anche perché, secondo un mio personale punto di vista, i Bright Horizon potrebbero seriamente raccogliere l'eredità di band storiche del panorama hard prog italiano come Hyaena, Epica o dei romani Shoggoth band che, come i tre siciliani in questione, sapeva fortemente missare il manierismo strumentale di mostri sacri come i canadesi Rush, con la propensione prog rock dei vari Banco, PFM, Biglietto per l'inferno e tutta la tradizione seventies italiana.
Ascoltando accuratamente dietro i solchi di queste nove splendide tracce, si viene a contatto con una band che mette in mostra una professionalità ed una maturità compositiva davvero sorprendente, un suono caldo ed avvolgente contraddistinto da linee melodiche semplici ma dannatamente efficaci che ci dimostrano come la tecnica individualistica possa mettersi al servizio del songwriting in generale.
Sicuramente il prog in generale, sia rock che metal, è un genere in cui è molto difficile risultare personali senza cadere nei soliti e scontati clichè del già sentito, ma nonostante tutto i Bright Horizon abbattono ogni pregiudizio, incastonando un perfetto mosaico sonoro riuscendo a cesellare delle fantastiche song di inaudito splendore che hanno nell'intensa ed emozionante "Les mysteres du chateaux reality" e nell'intrigante "Burning hope" l'apice qualitativo dell'intero lavoro. Davvero esagerata "Abitta Funky", altra piccola chicca di questo "Oneiric Reality", un brano che si permea di soluzioni musicali di sicuro effetto, e che posiziona la band un gradino al di sopra le principali antagoniste del genere, districandosi fra ritmi funky, aperture più jazzate e tanta melodia, e dove tutti gli strumentisti si ritagliano delle parti di assoluto valore, mentre la catchy "Daybreak", molto Rush-oriented, presenta di sicuro il lato più melodico e se vogliamo "commerciale" della band. Beh, che dire, in questi casi si rischia seriamente di rimanere senza parole, anche perchè se si pensa che il disco è stato interamente registrato nello studio casalingo dei tre, che si sono successivamente sobbarcati anche ele spese per la stamapa, non immagino minimamanete cosa avrebbero potuto i nostri se avessero potuto godere dell'appoggio di un'etichetta disscografica almeno decente...
In campo hard prog una delle migliori uscite da tanto tempo, per gli avvezzi a queste sonorità un acquisto pressoché obbligatorio, per tutti gli alti un viatico per cominciare ad apprezzare un genere troppo presto considerato estinto.

       
by: Beppe Diana
 

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