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The Last Of A Dying Bred
genere: Thrash Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Self Produced
voto: 7
Beyond Agony  

line up:
Matt Terrick - vocals
Shane Alley - drums
Matt Wambsganss - bass
Tom Beenken - guitar
Andy Nixon - guitar
site: www.beyondagony.com
Caotico, cinico, violento, musicalmente deviato, questo ed altri aggettivi malsani per descrivere in modo forse non troppo sintetico l'attitudine artistica di questo combo americano dal monicker alquanto ancosciante di Beyond Agony, new comer band proveniente nientemeno che dalla Nuova Palestina, regione posta nello stato dell'Indiana, che fa della rabbia e dell'istinto musicale il suo unico credo e veicolo di comunicazione, cercando, nel suo piccolo, di esorcizzare tutta un'insieme di preconcetti astratti come l'ipocrisia, l'ingiustizia, o la paura, tramite una componente metallica dotata di una pesantezza e d'un impatto sonoro non proprio comune fra le band attive in campo underground. Infatti, in poco più di venti minuti di durata di questo "The last of a dying bred", i nostri sciorinano un thrash core violentissimo ed estremamente heavy, capace di riecherggiare si il modello slayeranio, riletto comunque sotto un'ottica abbastanza personale, ma anche di citare all'occorrenza partiture più canonicamente classiche o thrash metal, dimostando in più occasioni d'essere in possesso di una buona tecnica individuale, nonche di un songeriting di una certa valenza artistica. Comunque, quello che fa veramente la differenza in questo disco, è senz'ombra di dubbio la terrificante energia che la band mette al servizio delle composizioni stesse, senza per questo perdere di vista quel certo rifferama cupo e quelle serrate ritmiche marziale, condite da efferatezze vocali assortite e lancinanti fraseggi chitarristici che suggellano mirabilmente il tutto. A livello prettamente musicale, il sound dei cinque si colloca come ipotetico trait d'union fra il thrash sincopato e virile dei Pantera, e le divagazioni metal core dei Sepultura, definendo un genere ibrido e irregolare che trae la sua fonte dalla freschezza del thrash metal più ispirato ed intransigente che aleggia prepotentemente fra i solchi di questo disco, come ben evidenziato da composizioni canonicamente heavy come l'opener "Impaired", song caraterizzata da un assalto sonoro imponente per fisicità e rabbia espressa, chitarre compresse a la Prong/Machine Head, ritmi claustrofobici e randellate speed/thrash, la rasoiata micidiale "Too many times" dall'incedere demoniaco e rabbrividente, o la più terrificante "Fall to rise" contraddistinta da partiture death/thrash ultra terrene ed allo stesso tempo intensissime, ed anche quando la band decide di buon grado di smorzare i toni come sulle note di "Tragedy in macking", grazie ad opportune disgressioni progressive, riesce sempre e comunque a lasciare una buona impressione del suo operato.
Un altro buon dischetto di potente thrash metal, ed un'altra valida band sicuramente da tenere d'occhio, anche eprchè in più occasioni i cinque hanno dimostrato una certa matura artistiche sintomo ancora una volta di crescita esponenziale di una scena, come quella americana, oramai sempre più lanciata verso una rinascita da più parti auspicata.

       
by: Beppe Diana
 

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