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Leavin All Behind
genere: Power / Speed Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Self Produced
voto: 8
Cellador  

line up:
Michael Smith - vocals
Chris Petersen - guitar
Sam Chatham - guitar
David Dahir - drums
Val Rakhmanov - bass
site: www.cellador.com
Per una volta iniziamo dalla fine, ok, allora prendete carta e penna e segnatevi il nome di questi Cellador anche perchè credo sentirete parlare molto presto, ed in toni molto più entusiastici dei miei, di questi quattro guys americani, ne sono certo. Ebbene si, non capita molto spesso che una band indipendente al suo debutto ufficiale riesca a confezzionare un dischetto della portata di questo "Leaving all behind" e di fare centro al primo colpo grazie a quattro brani di assoluto spessore artistico e di una qualità a dir poco stupefacente tanto da far impallidire le uscite discografiche dell'ultimo lustro in campo prettamente true metal, e di trasformare in una vera bagarre la firma prestigiosa di mega contratti piovuti un pò da tutte le parti. Duttilità tecnica e velocità d'esecusione, ecco quali sono i cardini su cui sembrano ruotare le coordinate sonore dei quattro americani presi in esame per questa recensione, una sorta di ibrido speed/power metal dall'approccio iper melodico che raggruppa in un'unico contesto sonoro e tessuto musicale, la veleocità tipica dello speed metal degli Angel Steel, la componente fast & fun di certi Helloween e Gamma Ray, ed il power metal iconoclasta dei vari Nocturnal Rites, Hammerfall e Falconer, anche se, onestamente parlando, il raffronto più semplice che si possa fare, è quello con gli inglesi Dragonforce, band passata dalle nostre parti proprio la scorsa estate, con la differenza che i Cellador in questione, hanno sicuramente un approccio molto meno sinfonico degli inglesi, ma un wall of sound più metallico ed heavy, e possono contare su di un cantante carismatico come l'istrionico Michael Smith sorta di novello Geoff Tate. Le chitarre della coppia Chris Petersen/Sam Chatham s'intrecciano, s'inseguono per tutta la durata del disco, dividendosi equamente le parti solistiche e quelle ritmiche, disegnado in continuazione, splendidi affreschi d'arte metallica sopraffine, ottimamente supportati da una sezione ritmica sempre precisa e quadrata, formata dal veterano David Dahir, e dal giovane Val Rakhmanov.
Mai come in quest'occasione mi sono trovato ad essere in difficolta nel scegliere il brano più rappresentativo del lotto, anche perchè le composizioni ivi presenti sono veramente tutte degne di nota, ottimamente strutturate, suonate con una verve davvero esagerata contraddistinta da ritmiche serrate, sottolineate da una doppia cassa sempre in bella evidenza, chitarre armonizzate e cascate di riff tracinanti e mozzafiato. Come detto in altre occasioni, è bene ribadire anche in questa sede che, pur non inventando nulla di apparentemente nuovo, i cinque americani riescono ad apportare al genere sopracitato, una ventata di freschezza e di colore che veramente mancava ad una componente musicale che, negli ultimi anni, sembrava veramente aver detto tutto, a questo punto non mi rimane che aspettare con impazienza l'uscita del loro debut album, a qaunto pare patrocinato dalla potente Metal Blade, dunque che il final contdown abbia inizio, three, two, one...

       
by: Beppe Diana
 

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