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| Autumn's End
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genere: Thrash Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Villain Rec.
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voto: 7 |
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| Autumn's End
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line up: Chris Cannella - guitar, vocals
Anthony De Jesus - guitar
Chris El - bass
Joey Kamka - drums
site: www.autumnsend.com
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In tempi non tanto lontani una delle credenze di chi si accingeva a recensire un disco di una band al debutto, era quella di valutare, seppur in maniera approssimativa, l'operato di un ensamble, conoscendo magari soltando l'area di provenienza che, il più delle volte, rappresentava, per i musicisti presi sotto esame, una specie di pedigree. Così, se San Francisco e New York erano famose per il thrash metal, e Los Angeles per il glam e l'hard rock, la metal area su cui si erigevano le forti mura di Phoenix (Arizona), ha sempre visto il prolificarsi di ottime rappresentanze metalliche provenienti dalle più disparate ramificazioni dell'heavy music, una schiera nutrita di formazioni che, chi con più o meno fortuna, ha cercato d'imporsi all'attenzione dei media con proposte artistiche sempre di un certo spessore ed autenticità artistica, come nel caso degli eroi minori Sacred Reich band che, con una manciata di album all'attivo, era riuscita a costituirsi una solida posizione all'interno dell'establishment della scena hard'n'heavy dell'epoca.
Ed è proprio alla mitica band del buon Phil Rind che i qui recensiti Autumn's End si ispirano profondamente, non solo perchè provenienti dalla stessa area musicale, ma anche perchè il genere musicale propostoci da questi quattro brutti ceffi statunitensi, altri non è che quel thrash metal sporco, grezzo e minimale, pieno zeppo di clichè e di ambientazioni sonore già trite e ritrite, ma nel contempo cadenzato, ottimamente strutturato, semplice, lineare, arricchito da parti cantate veramente sprezzanti e mascoline ripartite equamente fra clean vocals e screaming violenti ed opulenti che tanta fama e fortuna aveva apportato alla band di cui sopra.
Un thrash metal stantio e minimale dunque? Niente di tutto questo, anche perchè, se è pur vero che l'ossatura principale di queste undici song rimane pur sempre il tanto vitupirato thrash, è pur vero che questi viene nel contempo arricchito da partiture più complesse, e nel contempo irriverenti, che sfociano pur sempre nel crossover puro e sistematico di band minori, forse troppo sottovalutate, come i geniali Corrosion of Conformity, disegnando un agglomerato ritmico, sempre e comunque al centro dell'operato della band che, nel suo piccolo, sfoggia una certa dimistichezza nell'inanellare tutta una serie azzeccata di intrecci musicali molto affascinanti e dal vago retrogusto noir, come nel caso della lisergica "Chaos within" giocata fra richiami chiaroscuri ai Sabbath prima maniera, e a tutta quella corrente thrash metal eighties style, Testament ed Overkill in primis, grazie ad un riffing mellifluo ed autoctono, ed impennate heavy/dark degne dei migliori Mercyful Fate, o come nel caso dell'ottima "Age of reason", song dove la componente più oscura della band riesce addirittura a prendere il sopravvento, integrando un tappeto metallico davvero ruvido e tagliente, inframezzato nel contempo dalle sfuriate metalliche partorite dalla coppia di chitarristi Chris Cannella/ Anthony De Jesus, autenti trascinatori della band americana in questione.
Ed è proprio questo alternarsi di parti tirate ed aperture volutamente melodiche, che in qualche modo caratterizza l'operato degli Autumn's End che, in manira quasi spontanea, riescono con gusto ed intelligenza a missare, e smussare, partiture musicali solitamente equidistanti fra loro, ma che, nel contempo, riescono a convivere attorno ad un'unico tessuto sonoro, edificando un caratteristico stile compositivo molto affasciante che ha nell'attacco thrash/core di "Bleed my name", up tempo che si divide fra riminiscenze di Sacred Reich e spruzzate a la Gang Green, o nel metal tout court di "Darkness of words", i propri cardini princiapli.
Un album di debutto niente male questo, articolato, oscuro e ben strutturato, certamente degno della considerazione di una label più prestigosa della pur sempre valida Villains Rec. che, comunque, va lodata per averci portato a conoscenza di questa piccola, ma già grande, realtà della nuova scena metal statunitense.
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