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| Invulnerable
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genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2005
etichetta: Dragonheart Rec
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voto: 5.5 |
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| Centvrion
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line up: Germano Quintabà - vocals
Fabio Monti - guitar
Luciano Monti - guitar
Gianluca Mandolesi - bass
Emanuele Beccacece - drums
site: www.centvrion.com
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Sono già passati tre anni dalla pubblicazione di “Non Plus Ultra”.
Tre anni in cui si è saputo poco o niente riguardo la band quando ecco comparire inaspettato questo “Invulnerable”.
I Centvrion si sono dimostrati una tra le migliori heavy metal band del bel paese sin dal 1997 quando debuttarono con l’ acclamatissimo “Arise Of The Empire”, un album di feroce heavy metal che fece gioire gli amanti del metallo piu' fiero e classico.
Un anno dopo seguì il controverso “Hyper Martyrium” (ad oggi il loro miglior lavoro, almeno per chi scrive...) nel quale la band appesantì il proprio sound con alcuni elementi più estremi (growling vocals, riffs al limite del thrash / death ecc… ), elementi questi, che vennero in parte abbandonati nel seguente “Non Plus Ultra”, un album che ha visto i nostri tornare su binari più canonici a livello stilistico, ma sempre ottimi per quanto riguarda la qualità.
Cosa aspettarsi da questo nuovo album?
La stupenda copertina (heavy metal fino al midollo) dominata dal rosso e dal nero (proprio come nel debut album) fa pensare ad un ulteriore ritorno al passato, ma qualcosa non quadra: Che fine ha fatto il centurione?
Ma sono ben altre le domande che balenano in mente una volta inserito il cd nello stereo: Che fine hanno fatto i Centvrion? Il paragone con il glorioso passato si limita alla copertina, perché questi Centvrion hanno poco a che vedere con gli autori delle perle di cui sopra.
Tuttavia è bene chiarire che la band continua a proporre del duro heavy metal rigorosamente old style, ma questa volta qualcosa sembra non funzionare.
Scorrendo il libretto si nota come il soggetto dei testi è cambiato abbandonando il tema del ritorno dell’ Impero Romano nell’ epoca moderna, ed abbracciando tematiche più personali e “filosofiche”.
Per quanto riguarda la musica “Invulnerable” sembra volersi riavvicinare al sound di “Arise Of The Empire”, purtroppo fallendo miseramente nell’ impresa.
I riffs ultra pesanti tipici dei precedenti lavori lasciano spazio ad un heavy metal più morbido (se paragonato alla produzione precedente, perché se non conoscete la band di morbido qui ci troverete ben poco…) e meno ispirato.
La maggior parte dei pezzi alterna riff spietatamente heavy che scatenano un headbangin' istantaneo ad altri più banali e poco convincenti, tuttavia bisogna ammettere che il lavoro dei fratelli Monti in fase solista è ineccepibile (tra i tanti si possono citare quelli della title track e di “Soul Deliverance”, ma in generale i loro assoli sono sempre più che buoni).
I ritornelli sono un altro punto critico di questo album, nonostante spesso vengano lanciati da bridge davvero fantastici.
Il brano “Invulnerable” ci aiuta a dimostrare quanto appena scritto: il bridge è quanto di meglio si possa ascoltare nel disco, un sound potentissimo, teso e “muscolare” seguito da un ritornello troppo "leggero" che, in tutta franchezza, stona non poco con la dimostrazione di forza che lo precede, e che rimane subito in testa non per la sua bellezza ma per la sua impressionante semplicità (leggasi pure banalita').
Ritornelli che non lasciano il segno, qualche caduta di stile nel riffing, una relativa mancanza di potenza e qualche brano meno riuscito minano dalle fondamenta il risultato finale dell’ album, ma ormai i Centvrion sono una band “navigata” e nonostante i difetti di cui sopra sfoderano comunque una serie di brani che si lasciano ascoltare con piacere e che dal vivo acquisteranno di sicuro qualche punto in più.
E’ il caso della già citata title track o della veloce “Man Of Tradition” (questa volta il ritornello è segnato da chitarre più power-oriented, se questo sia un difetto o un pregio dipende dai vostri gusti, personalmente ritengo che piazzare un giro del genere su un pezzo come questo non sia una mossa del tutto indovinata, anzi… ) o delle piacevoli “Soul Deliverance” e “New Freedom”.
Inaspettatamente le due canzoni migliori sono due ballad: “Standing On The Ruins (The Doctrine Of Revival)” e “Trascendence”.
La prima inizia in sordina per poi trasformarsi in una power ballad le cui principali caratteristiche sono un’ atmosfera quasi doom ed una prestazione vocale da applausi così come nell’ acustica, sognante “Trascendence”, benedetta oltre che dalla prova di Quintabà da un assolo acustico che puo' essere semplicemente considerato come uno dei migliori del disco.
Purtroppo le due canzoni di cui sopra sono due casi isolati ed è difficile arrivare alla fine di “Invulnerable” senza farsi scappare qualche sbadiglio.
Personalmente credo che sarebbe bene anche variare un po’ la struttura dei brani magari aggiungendo qualche assolo in più....
In definitiva "Invulnerable" a tratti risulta essere un disco anche gradevole, ma pronto a scivolare via dalla testa dell’ ascoltatore non appena si arriva alla conclusione (dopo oltre una decina di ascolti ancora non ricordo la maggior parte delle canzoni...).
Sfortunatamente “Invulnerable” è uno di quegli album che pur non essendo irrimediabilmente “brutti” finiscono presto a prender polvere sugli scaffali.
In definitiva una mezza delusione, anche se' non dubito minimamente che la band (visto anche i propri, gloriosissimi trascorsi) si possa rifare (speriamo anche con gli interessi) con il prossimo studio album...
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