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Metal Dream
Roller Coaster Ride
Slave To Blood
Metal Slaves
genere: Heavy Metal
anno di pubblicazione: 2003
etichetta: Self Produced
voto: 7.5
Mystery Blue  

line up:
Frenzy Philippon - guitars
Nathalie Geyer - vocals
Dany Ohlmann - bass
Vince Koehler - drums
site: www.mysteryblue.com
Ebbene si', in ambito Rock prima, e piu' propriamente in ambito metal poi, sono state davvero poche le esponenti femminili che hanno calcato i palchi di mezzo mondo con un discreto successo.
La metal Queen candese, Lee Aaron, Doro Pesch e i suoi scintillanti Warlock, gli Holy Moses di Sabina Classen, Le Girlschool, le Phantom Blue, gli Znowhite, Ann Bolein e i suoi Hellion, The Great Kat, I Plasmatics della ex porno star Wendy O' Williams (R.I.P), Le Vixen (da non confondersi con i Vixen/Hawaii di Marty Friedman...) e le musicalmente inconcludenti Lisa Domenique, e Betsy, con i suoi Bitch (quest'ultima autore di due mediocri album, e un mini, addirittura su Metal Blade...) sono solo alcune delle "dolci donzelle" che sono riuscite, chi piu' chi meno, a mantenere vivo il loro ricordo fino ai nostri giorni.
Tutte bands queste, legate dal filo comune, musicalmente parlando, del metallo classico (a parte gli Holy Moses, sempre e comunque mooolto Speed/Thrash Metal...).
I francesi Mystery Blue, formatisi nel lontano e gloriosamente metallico 1982, nonostante un album e una compilation su Axe Killer tra l'altro, e aver condiviso il palco con bands del calibro di Saxon, e Motorhead, non sono mai riusciti a scrollarsi di dosso, la fastidiosa etichetta di cult band.
La storia dei Mystery Blue, e' ricca di tutti gli ingredienti necessari per portare dopo pochi anni, una band allo split-up. (in parte avvenuto con la breve parentesi del 96, con conseguente cambio di line-up)
Tutti ma non per i Mystrery Blue, che nel 2003 con questo nuovo "Metal Slaves" ci regalano un altra piccola gemma di metallo classico, che piu' classico non si puo'!
Appurato questo, sinceramente parlando, per quanto mi riguarda, ci troviamo di fronte ad un platter che numericamente parlando come voto iniziale gia' "solo" per questo, parte da un bel sei in pagella!
(l'attitudine, specialmente in ambito metal deve sempre andare a braccetto con la musica, indipendentemente dalle innumerevoli stronzate in merito, che si leggono in giro..)
Volendo fare un discorso esclusivamente musicale, questo "Metal Slaves" va' di ben oltre la sufficienza piena, in quanto i nostri sono gli autori di pezzi rocciossissimi come l'opener veloce e coinvolgente di "Slave To Blood" con il drumming "svizzero" di Vince Koehler, ed un guitar work di innegabile matrice metal 80's sia a livello di songwriting prima, che di produzione poi. Tutto ampiamente confermato anche dalla successiva "S.T.A.G.E", con il suo guitar riffing tellurico (quasi thrash), e uno "sviluppo melodico" davvero coinvolgente.
Dalla coinvolgente "Dark Vision" una power ballad sempre molto "warlockiana" con il suo crescendo elettrico, e finale acustico di ottima fattura.
Dalla cadenzata "Metal Dream" con una melodia corale non originalissima, eppure dannatamente ben fatta.
Il metal-boogie di "Angel" e la sua melodia "insistita" che ricorda un po' i Ten Years After del mitico Alvin Lee, comunque e inequivocabilmente dalle decise riminescenze settantiane.
Oppure con la seguente "Roller Coster Ride" una altra bella metal song senza fronzoli, caratterizzata dal continuo "stop n' go" fra bridge e chorus, con un ottimo intermezzo rallentato, appositamente concepito per rendere partecipe con successo il pubblico in sede live.
Degne di nota anche la successiva "Land Of No Return" con la chitarra solista di Frenzy Philippon in buona evidenza, e la veloce "Cry Out" un vero "terremoto musicale" dove il "fantasma" Warlock si rifa' sotto in maniera decisa.
Superfluo aggiungere che stilisticamente parlando i Mystery Blue, possono essere facilmente accostati ai gia' piu' volte citati Warlock.
Non tanto per la voce della singer Nathalie, comunque molto piu' "dolce", meno potente e grintosa di quella della leggendaria Dorothee, quanto invece per la proprieta' compositive, sempre inequivocabilmente heavy e chitarre ben in evidenza.
Un platter, e una band questa davvero da porre sotto la protezione del WWF, con tutte le attenzioni del caso, vista la sempre maggiore mancanza di band dedite alla causa del metallo pesante.
Un platter e una band, come questa presente su "Metal Slaves", che rende il giusto tributo all'arte pura in primis, anziche' trasformarsi nell'ennesima plastic-heavy-band, molto piu' "cara" a discografici tutto "business & investimenti" prima, e a quella cospicua frangia di ascoltatori "passivi", privati di quella sacrosanta "memoria storica" che il metal da sempre pretende, per essere capito e apprezzato fino in fondo.

       
by: Mirko (I.N.R.I)
 

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