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| Primary Fear
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genere: Symphonic / Power Metal
anno di pubblicazione: 2003
etichetta: Scarlet Rec.
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voto: 4 |
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| Arachnes
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line up: Enzo Caruso - vocals, keyboards
Franco Caruso - guitars
Massimo Clementi - bass
Jaco - drums
site: www.arachnes.it
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E lo sapevo... e si, già lo sapevo che sto benedetto “Primary fear” non lo dovevo comprare, eppure ci sono cascato un’altra volta. E si, sarà che a volte la smania o la malsana voglia di volere sempre e per forza tutto, mi spinge ad acquistare alcuni dischi anche senza il mio volere, quando sarebbe meglio comprarsi un tocco di erba e fumarsela, sarà che è sempre meglio concedere un’altra chance, invece di etichettare una band al primo ascolto, fatto sta che anche stavolta ho buttato 16 euro dritti nel cesso, facendomi infinocchiare dagli elogi e dalle ottime recensioni di alcuni nostri “colleghi” forse più illustri, ma sicuramente meno onesti, che, non ho perché, ma un’idea me la sono pur fatta, hanno incensato d’elogi quest’album, come se fosse un capolavoro. Io che invece seguo la carriera artistica dei fratelli Caruso sin dai loro primi passi come Firehouse, e che, soprattutto, non ricevo materiale promozionale da nessuno, posso benissimo affermare che “Primary fear” è di sicuro il punto più basso fin’ora toccato dai nostri, il che è tutto un dire. Un album che, personalmente, non mi convince affatto, a partire dalla produzione così approssimativa e confusionaria che riesce ad impastare il suono in un groviglio senza capo ne coda, alla voce del, per me grande, Enzo Caruso che reputo, o forse è meglio dire reputavo, uno dei più grossi cantanti del panorama hard’n’heavy italiano, e che in questo disco sembra la parodia di se stesso. Cazzo, ma dove è finita quella band che in passato ha scritto pagine importanti per la storia del metal nazionale e che riusciva forgiare delle gemme come “The secret of the sky”, “Open your wall” e la splendida “This is my life”? Eppoi, trovo che i nostri abbiano davvero perso l’ispirazione, oltre che la retta via, infatti se ascoltate attentamente "Primary Fear", noterete che molte delle soluzioni adottate per questo disco, le potrete facilemente ritrovare sul loro debutto “Goddes Temple”. Per carità, non voglio mettere in discussione la professionalità, così come la dedizione che da sempre ha contraddistinto ogni uscita discografica dei nostri, però, come ben capirete, personalmente mi sarei aspettato di ascoltare davvero un album che in qualche modo potesse invogliarmi a cambiare idea, ed invece….. quando è troppo, è troppo, anche per uno che come me fagocita dischi come se fossero patatine, a tutto c’è un limite…. Sarà che sono una malalingua, sarà che di musica non ne capisco un cazzo, ma se fossi in voi, mi terrei alla larga da album come questi, mamma mia!!!
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