Nameless Crime
Law And Persecution

Parto travagliato questo secondo contraddittorio “ ...
Infinity
Son Of Infinite

In Italia ormai quasi nessuno crede più nel power ...
Wild Steel
Wild Steel

Erano un paio di anni che non sentivo un album di ...
Damien Thorne
Wrath Of Darkness

Eccolo qui il disco "fantasma" dei mitici Damien T ...
Wonderland
Follow Me

L'atteso ritorno sulle scene dei nostrani Wonderla ...
   
 

 

 
commenta questa recensione
defenders review:
defenders demo:
defenders classics:
defenders interview:
defenders report:
defenders news:
ascolta:
Noonday - The Anthology
genere: N.w.o.b.h.m
anno di pubblicazione: 2003
etichetta: Sanctuary Rec.
voto: 7.5
Aragorn  

line up:
Chris Dunne - vocals
John Hull - guitars
Nigel Stollof - bass
Mike Ellis - drums
site: www.aragorntheband.co.uk
Quante gruppi possono realmente affermare di aver costruito il proprio status di cult band con la pubblicazione di un solo 45 giri? Veramente pochi, e fra queste eccezionali casi di popolarità riflessa, una posizione di tutto rispetto la coprono sicuramente gli albionici Aragorn. Se non la prima, sicuramente una delle prime band inglesi a siglare un contratto di tutto rispetto con la prestigiosa Neat records, gli Argon, a torto o a ragione, sono stati considerati per molto tempo alla stregua di una delle tante realtà minori sorte in seno al glorioso movimento della new wave britannica, lasciando come unica testimonianza della loro, seppur breve, esistenza, il solo singolo “Black Ice/Noonday”, considerato da molti collezionisti di reliquie dell’epoca, come uno dei manifesti più fulgidi dell’intero genere musicale, che consegnò alla storia il nome della band, la quale svanì nel nulla dopo appena qualche mese dalla pubblicazione del singolo stesso. Una storia molto travagliata quella degli Argon, storia che affonda le proprie radici nella regione inglese dello Cheshire, dove la band si forma nel lontano 1978, grazie all’interesse del chitarrista Jon Hull e del cantante Chris Dunne, ai quali si aggiungono ben presto il batterista Chris Dadson e il bassista Dale Lee. Con questa formazione, i nostri hanno il tempo di registrare un solo demo, che attira subito le simpatie della Neat, che come detto, pubblica il primo singolo dei nostri nel 1981. Ma, nonostante il successo inaspettato dello stesso, gli Aragorn cominciano ad accusare i primi colpi, perdendo uno dopo l’altro, prima il batterista, trasferitosi in Canada per seguire la splendida Lee Aaron (lo ritroveremo più tardi con i Sam Thunder prima, e con gli AIIZ poi, NdBeppe), ed in seguito il bassista, abbandoni che faranno traballare la stabilità del combo che, restando al margine della notorietà acquisita, si vede rescindere il proprio contratto, finendo per auto finanziarsi un debut album che, purtroppo, non vedrà mai la luce. E così, da possibili precursori, gli Aragorn si tramutano in band da culto, un culto rimasto alla portata dei pochi che hanno avuto la possibilità di accaparrarsi un copia di quel celeberrimo 45 giri, e che oggi tutti possono riascoltare, grazie all’ennesima opera di recupero del patrimonio artistico messo in piedi dalla Sanctuary records, etichetta che, ricordiamolo, ha assorbito parecchio del catalogo Neat e di altre celebri etichette e sottoetichette dell’epoca. Ne viene fuori una compilation davvero esauriente, che spazia in lungo e in largo attorno al repertorio dei nostri, mettendo insieme qualcosa come ben 22 brani che, oltre a contenere il materiale sopracitato, da spazio a brani inediti e single demo, che naturalmente rendono “Noonday – the anthology” un dischetto molto ma molto appetibile. Beh, innanzitutto c’è da dire che il sound degli Aragorn, è un hard’n’heavy abbastanza primordiale, sporco e grezzo, molto distante dal metal mianstream di Def Lepard, Maiden e Saxon, giocato più sull’impatto frontale, che sulla ricercatezza degli arrangiamenti, influenzato in egual misura sia dal movimento punk rock, quello del ’77, lo stesso Chris Dunne ha un’intonazione vocale non tanto distante dal compianto singer dei Ramones, che dall’hard rock degli UFO e AC/DC, band che sicuramente raccoglievano molte simpatie fra i propri colleghi dell’epoca. Fra i brani più riusciti, citerei sicuramente “You change my world around”, un hard rock pulsante e “bello carico”, sulla scia di Samson e Battle Axe, “We’ll fight back”, trascinante up tempo molto energetico, vicino alla concezione new wave di Tyson Dog e Spartan Warrior, o l’atletica “Rest in peace”, debitrice nei confronti del Raven sound . Discorso a parte, invece per la splendida ballad, dal vago sapore celtico, “Run like the wind”, che ha un arpeggio iniziale a la “Starway to heaven”, o la cover di Jhonny Winter “Radar love”, brano che sarà ripreso negli anni prima dagli Omen e poi dai White Lion, e lo swing, si avete letto bene, di “Moving”, più che brano, una vera e propria joke song. Analizzando l’antologia nel suo insieme, c’è da dire che sicuramente gli Aragorn non avrebbero cambiato il corso della storia dell’hard rock made in England, ma qualche rimpianto se lo portano pure dietro, fomentando il dubbio del “poteva essere, e non è stato”, dubbio che adesso può essere fugato con questo cd, che, se siete dei veri appassionati, dovreste fare vostra ad ogni costo, a meno che non preferiate il nuovo degli Stratovarius... Degustibus!!!

       
by: Beppe Diana
 

site under:

Design by - September 2003

Material Copyright © 2003 Defenders of Steel