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| Doomed For Live
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genere: Doom Metal
anno di pubblicazione: 2003
etichetta: Powerline Rec.
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voto: 6.5 |
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| Candlemass
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line up: Messiah Marcolin - vocals
Lars Johansson - guitar
Mats Bjorkman - guitar
Leif Edling - bass
Jan Lindh - drums
site: www.candlemass.net
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Delusione.
Questo è il sentimento che mi ha preso fin dal primo ascolto che ho dato a questo live e che ancora non mi ha del tutto lasciato.
I motivi di questa parziale delusione sono molteplici e, paradossalmente,vanno ricercati nei pregi che questo doppio live possiede.Come recita il titolo, questo è un live che segna la reunion di una delle più importanti doom metal band del mondo e sono sicuro che in molti avranno acquistato questo disco quasi esclusivamente per il ritorno sulle scene di uno dei cantanti più amati del genere. E come non potrebbe essere altrimenti visto che Messiah Marcolin riesce ad abbinare ad una voce maestosa e potente una presenza scenica invidiabile che lo trasforma in un vero trascinatore di folle! Purtroppo però, in questo live Marcolin è, almeno a livello vocale, una vera delusione. Infatti la voce dei bei tempi non c’è più ed il singer neanche prova a cantare gli acuti con i quali contribuiva ad arricchire preziosi ed acclamati capolavori come “The Well Of Souls” o “Bearer Of Pain”. Come se non bastasse la sua voce mi ha portato più volte alla mente quel fastidioso effetto che si crea quando, per esempio, ad una radio accesa si scaricano le batterie. Purtroppo devo dire che questo non è un difetto dovuto alla produzione (peraltro più che ottima) o ad un qualsiasi altro fattore esterno, infatti lo stesso è già presente nel bonus cd live di “Epicus, Doomicus, Metallicus” registrato addirittura nel Marzo 1988 a Birmingham. Fortunatamente il resto della band offre una prestazione impeccabile, e riesce ad infondere ai brani più tipicamente “Doom & Gloom” un senso di maestà e tristezza straordinario (come testimonia “Mourner’s Lament”) mentre trasforma i brani più tirati (sempre per gli standard della band) in veri e propri schiacciasassi dalla inaudita potenza. Miglior esempio a riguardo non potrebbe esserci dato che dalla opener “Mirror Mirror”, dove la band abbandona la freddezza che contraddistingue molte doom band odierne per trasformarsi in un gruppo di furiosi berserker! Come descrivere l’incazzatissimo assolo nel quale si lancia un infuriatissimo Lars Johansson subito ad inizio canzone? Grandi! Purtroppo i difetti non si limitano alla sola prestazione di Marcolin, ma anche alla tracklist che i nostri hanno proposto in quel di Stoccolma. Infatti leggendo sul retro-copertina, i nomi dei brani eseguiti mi aspettavo qualche pezzo da “Ancient Dreams” e “Tales Of Creation”, molti (tutti se si escludono gli strumentali) tratti da “Nightfall” e tutto il primo Epicus (per chi scrive la migliore prova di sempre del combo). Purtroppo anche qui c’è di che lamentarsi. Se infatti nulla si può obiettare riguardo la scelta dei brani tratti da “Nightfall” c’è da chiedersi perché la band abbia optato per l’inclusione di brani come “Under The Oak” e “Somewhere In Nowhere” (rispettivamente una brutta “riproposizione” di un pezzo del primo album già apparsa su “Tales Of Creations” ed il brano più noioso di tutto il suddetto album) a discapito di altri di ben altra caratura come ad esempio “Through The Infinitive Halls Of Death” o “Tales Of Creation”. Bisogna poi parlare di “Ancient Dreams”. Perchè solo tre brani a rappresentare quello che è considerato uno dei migliori album doom di sempre? Che fine hanno fatto l’oscura “A Cry From The Crypt” e l’ apocalittica “Darkness In Paradise”? (sicuramente uno dei migliori brani composti dalla band…) Bisogna poi aggiungere che molti dei brani sono qui presenti in una versione più corta di quella originale, trattandosi per lo più di pezzi molto lunghi e per giunta uniti ad altre canzoni quasi a formare una specie di medley. Questo pero, non rappresenta un grosso problema tranne che in due casi particolari. Quello della stupenda “Ancient Dreams” title track dell’album omonimo, della quale vengono eseguiti solo una trentina di secondi, e quello di “Black Stone Wielder”. Immaginate la mia gioia quando ho saputo che qui era presente una versione live di questo brano che, a quanto dice Edling, era l’unica canzone di “Epicus…” a non essere mai stata eseguita dal vivo. Immaginate la mia delusione quando scopro che del brano in questione non vengono eseguiti nemmeno due minuti! Come ultima cosa riguardo la tracklist devo dire che l’esecuzione di quasi tutto il debut (“Under The Oak” è presente nella versione di Tales…) si rivela un’arma a doppio taglio. Infatti le song che lo compongono sono semplicemente divine, ma come già detto la prestazione di Marcolin qui non è delle migliori. Il tutto è aggravato dal fatto che le composizioni di “Epicus Doomicus Metallicus” sono marchiate a fuoco dalla prestazione di Lanquist (prestazione che secondo me, a parte in qualche occasione, il corpulento singer non è mai stato in grado di eguagliare) il quale è in possesso di una voce più “sottile” e, potrei dire anche più malinconica e deprimente. Messiah Marcolin al contrario è in possesso di un timbro più maestoso e potente, generalmente più “epico”, che mal si adatta a canzoni quali “Crystal Ball” o “Solitude”, anche se devo ammettere che “Demon’s Gate” ben si adatta alla sua timbrica particolare. Un’ultimissima critica che mi sento di fare sempre a proposito della track list riguarda la totale assenza di brani dall’ottimo “Dactylis Glomerata” e dallo stupendo “From The 13th Sun”. Non dimentichiamo che questi ultimi sono album che ogni fan del doom dovrebbe assolutamente riscoprire (soprattutto “From The 13th Sun”). Riguardo la produzione posso solo spendere parole positive dato che dona al tutto un suono pieno, corposo ma che non risulta mai confusionario ed anzi permette di gustare al meglio la prestazione di ogni singolo membro della band.Veramente ottima! Come valutare infine questo album? Le principali delusioni (che non sono poche) vengono dalla prestazione del singer e da alcune scelte riguardanti la tracklist, ma la band suona ottimamente, le song sono bellissime e soprattutto non va dimenticato che questo doppio cd è (come scritto all’interno del booklet) Very Fucking Live! Alla fine cosi’, questo platter raggiunge (non senza un po’ di fatica…) la promozione, ma è una promozione data più con il cuore che con le orecchie, infatti non credo che questo “Doomed For Live” si possa annoverare fra uno dei gloriosi capitoli della lunga saga targata Candless...
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